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FRANCESCHINI SEGRETARIO, E VABBE’. MA PERCHE’ SENTO ODORE DI PATERACCHIO DEMOCRISTIANO?

Mi chiedo se non abbiano ragione i giornali di casa Berlusconi nel trattare l’elezione di Enrico Franceschini alla segreteria del Pd come una “farsa”. Il voto bulgaro (1.006 sì contro 207 no per andare subito all’elezione del nuovo segretario senza passare per le primarie), le manovre dei soliti maggiorenti del partito, l’intima contraddizione di un’assemblea che accetta le dimissioni del segretario Veltroni e nomina il suo vice, a suo tempo scelto da lui, portatore di idee che non paiono molto diverse. Insomma: che roba è? Certo, i berluscones dovrebbero tacere, visto che sono sudditi dell’unica vera monarchia rimasta in Italia. Ma i fatti restano fatti e l’ascesa di Franceschini (che pure tutti giudicano persona degna) ha avuto i ritmi, le movenze e il “sapore” di un qualunque vecchio pateracchio da congresso democristiano.

      Poi mi chiedo anche se non sia ingiusto ragionare così, visto che il Pd ha preso batoste in ogni possibile elezione, ha elezioni locali ed europee alle porte ed è lacerato in ogni possibile senso: cattolici contro ex-diessini, giovani contro vecchi, sostenitori del partito che corre da solo (beh, certo, più di Pietro e i radicali…) e nostalgici del partito che corre con quegli scapestrati della sinistra antagonista. Se quindi non sia logico, in fondo, non prestare il fianco a ulteriori scossoni mettendosi a organizzare primarie in un momento così critico. Se non sia meglio, in fondo, tappare subito la falla e provare a navigare ancora un po’, nella speranza di toccare terra. Se non sia meno pericoloso mettere avanti la faccia onesta e tutto sommato simpatica di uno come Franceschini invece di andare in cerca di avventure. Insomma: boh?

      Io non sono mai stato comunista. Ho votato per il Pci una volta sola in vita mia, alle elezioni comunali, perché conoscevo e stimavo molto la singola persona.  Per lungo tempo, anche nel mio ambiente di lavoro, sono stato giudicato un moderato, un liberale. E, al contrario, ho conosciuto molte persone che erano di sinistra davvero, anche ben oltre il Pci, e  ora sono felicemente accasate presso la Lega o Berlusconi. Ai tempi di Tangentopoli ho litigato spesso con mio fratello, entusiasta fan dell’opera di sfoltimento dei ranghi politici dell’allora pubblico ministero Di Pietro. Quindi, per essere franco, me ne frego delle prediche dell’attuale centrodestra: metà di loro era più “comunista” di me quando io nemmeno mi sognavo di essere di sinistra, pensava che Arafat fosse un genio quando a me faceva schifo il terrorismo, detestava l’America quando io mi facevo panzate dei film di Pollack,  Scorsese e Lumet.

       Quello che accade nelle assemblee del Pd mi colpisce non perché sia preoccupato del futuro di D’Alema, Marini o dello stesso partito. I partiti nascono e muoiono, pazienza. Sono le idee che lasciano un vuoto quando muoiono e quella che non vedo in giro è un’idea dell’Italia. O meglio: quella del centrodestra secondo me non è un’idea del Paese e se lo è, mi dà soprattutto fastidio, mi disturba, non la sento per nulla mia. E quella del centrosinistra non esiste. Tante parole e poca sostanza. Un po’ come certo giornalismo: il prossimo, la fame, la pace, la giustizia. Ma una persona in carne e ossa non la vedi mai.

     Mi rendo conto che questo post ha preso l’aspetto scombiccherato dei “pezzi” di Maurizio Milani da Fabio Fazio. Beh, pazienza anche qui. Mi rendo conto, però, anche di un’altra cosa: alla fin fine, scrivi scrivi, questa storia del Pd mi lascia un gusto di occasione mancata, di piccolo cabotaggio, di prospettiva angusta. D’altra parte, è appunto del Pd che stiamo parlando. Berlusconi è bravo e furbo ma quando di là c’erano altri bravi e furbi mica vinceva sempre.

 

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