Tramite conoscenze che e’ inutile nominare, ho provato a prendere contatto con i dirigenti di Hamas. Il numero del mio cellulare e’ stato dato a chi di dovere e aspetto una chiamata che, ne sono sicuro, non arrivera’. Credo che molti si siano fatti l’idea che i miliziani di Hamas, almeno in tempi “normali”, passeggino per le strade mostrando con orgoglio il proprio potere. Adesso non e’ cosi’, vivono nascosti e i contatti si prendono cosi’, parlando a uno che sa che contattera’ uno che puo’ che si fara’ vivo con uno che e’ autorizzato a parlare. L’unico che ho visto, finora, e’ il ministro della Sanita’, dottor Basem Nah’em, che ha fatto una rapida comparsa all’ospedale Shefa di Gaza City.
E’ l’effetto della guerra, che non e’ passata senza conseguenze su quelli che gli israeliani chiamano “topi da bunker”: dieci dei trenta maggiori dirigenti di Hamas sarebbero stati eliminati, lo sentivo dire in Israele ad alta voce con orgoglio e qui a bassa voce e con timore. Perche’ nella Striscia il potere di Hamas non ha il volto delle sfilate rabbiose che ci sono familiari grazie alla tv (anche se ai funerali di Said Siam, il ministro degi Interni di Hamas, c’era non un mare ma un oceano di gente), ma piuttosto quello silenzioso e temibile dei militanti anonimi, di quelli che la struttura di intervento sociale del gruppo ha nutrito e reso fedeli e che sono poi pronti a denunciare chi si mostra troppo critico o dubbioso.
Per questo di Hamas, nella Striscia, si parla con molta, molta prudenza. E’ l’evoluzione tipica di tutti i movimenti e i partiti che si affermano in nome del priciio “legge e ordine”. I piu’ svegli, e comunque quelli “normali”, sono oggi pentitissimi di aver votato Hamas nel 2006, per non parlare di quelli che anche allora votarono per Al Fatah. Tutti, pero’, riconoscono agli islamisti due meriti: aver fatto fuori (spesso in senso letterale) i due o tre clan familiari che, appoggiandosi alla corruzione di Al Fatah, facevano il bello e cattivo tempo nella Striscia, entita’ che stavano all’incrocio tra la fazione politica e la banda criminale organizzata. Il secondo merito e’ aver portato un po’ piu’ d’ordine e di rispetto per la legge. Ma appunto: prima legge e ordine, poi la cacciata totale di Al Fatah, alla fine una guerra distruttiva e devastante come quella di dicembre e gennaio.
Non e’ affatto detto, pero’, che il malcontento si trasformi in qualcosa di concreto o, addirittura, che finisca per giocare contro Hamas. Ci sono, anzi, segnali del contrario. Impadronirsi della Striscia e’ stato, per Hamas, un colpo strategico. Una posizione che, come si e’ visto, detta i ritmi della pace e della guerra e che non sara’ ceduta per poco. Secondo: con la cacciata di Al Fatah, quelli di Hamas sono gli unici a tenere i cordoni della borsa, anzi, ad avere una borsa. Distribuiscono risorse e aiutano le vittime della guerra a riprendersi, scegliendo ovviamente in modo da favorire i fedeli o da fidelizzare gli incerti. Terzo, la gente dei campi profughi e delle campagne sabbiose del Sud non e’ affatto pronta a dimenticare i suoi lutti e da questo punto di vista la scelta pacifica (o moderata) di Al Fatah non e’, almeno per ora, un buon biglietto da visita. Quarto: di Al Fatah qui dicono tutti la stessa cosa, cioe’ che era un covo di ladroni. La guerra fa schifo ma non e’ che Abu Mazen avesse fatto miracoli.
Quel che si prospetta, dunque, e’ una situazione di tipo libanese. Israele ha dato una durissima lezione ai libanesi andando a caccia degli Hezbollah. Questi, pero’, se la sono cavata abbastanza bene, tanto che hanno finito per andare al potere. Potendo e dovendo costruire il proprio potere in Libano, hanno smesso di sparare su Israele. Succedera’ anche nella Striscia? Ovvero: durissima lezione sui palestinesi, Hamas la scampa e rafforza la presa sulla Striscia, che diventa una secie di staterello autonomo, riconosciuto da nessuno ma tuttavia vivo e vegeto?
Non lo so, non ho la palla di vetro. Credo che una soluzione del genere non dispiacerebbe a Israele, sarebbe la definitiva sanzione che uno Stato palestinese “vero” non puo’ nascere. Resterebbe pero’ un problema: si puo’ pensare di tenere quelli di Gaza chiusi in questo ghetto in eterno? A macinare rabbia, frustrazione, poverta’ e desiderio di sparare agli ebrei, mentre nello stesso tempo a Abu Mazen e alla Cisgiordania si concedono le briciole delle briciole? Nel 2006 Hamas vinse le elezioni (svoltesi sotto l’occhio degli osservatori internazionali e da tutti giudicate regolari e democratiche) sfruttando le debolezze di Al Fatah ma anche il fatto che Israele e quei volponi della Casa Bianca negavano ad Abu Mazen qualunque margine di movimento, qualunque apertura. Quel poveraccio, re travicello di uno Stato inesistente, doveva fornire alla massima potenza mondiale e alla massima potenza regionale garanzie impossibili. Hamas disse grazie e si prese la Striscia.
Adesso pensare di riunificare “a forza” la Cisgiordania alla Striscia sembra, giudicando da Gaza, un’altra di quelle operazioni studiate a tavolino e fatte apposta per fallire. Io la penso sempre allo stesso modo: Striscia chiusa finche’ Hamas non smette di farneticare ma accordo di pace subito con la Cisgiordania. Non e’ nemmeno necessario abbattere il Muro, la’ i palestinesi chiedono un po’ di respiro e un minimo di benessere. Ma senza questo, possiamo aspettarci solo una serie intermittente di guerre, scontri e se va bene tensioni. Ricordiamo un fatto indiscutibile: la guerra possono cominciarla anche i piu’ deboli, ma la pace si fa solo se i piu’ forti la vogliono.
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