Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

DA GAZA 2: A RAFAH I TOPI DELLA SABBIA SCRUTANO IL CIELO

     Ormai e’ diventata una specie di routine. Guardano in su’ e, come sciamani, riescono a dire se si tratta di un F16, di un drone senza pilota o di qualche altra diavoleria aviatoria. Poi magari non e’ vero niente e si danno delle arie. Resta il fatto che, fatta la pausa scrutatoria, lo scavo dei tunnel riparte e le carrettate di sabbia riprendono a uscire dai buchi. Sono arrivato a Rafah, sul confine con l’Egitto, all’estremo limite Sud della Striscia, in ambulanza. Non perche’ ferito ma perche’ ho chiesto un passaggio.

    Uno degli scavatori mi ha detto, in un ironico saluto: benvenuto nella zona industriale! Da qui si capisce subito che l’Egitto gioca due parti in commedia: il confine e’ poco piu’ di un muretto, da la’ si vede benissimo chi e come si scava di qua, se proprio volessero fermre il contrabbando potrebbero farlo in due ore. Potrebbero ma non vogliono, perche’ allora si’ he la Striscia esploderebbe. Da questi tunnel, infatti, passano le armi ma anche la benzina e tanti generi di prima necessita’ che tengono in vita i palestinesi o, almeno, impediscono loro di trasformarsi in bestie feroci. Le saponette, i detersivi e gli asciugamani cinesi, per dirne una, piccole cose che aiutano a campare.

    Non sono molto convinto, dunque, che l’accordo firmato da Mubarak, dalla Rice e dalla Livni abbia un funzione molto superiore alle pubbliche relazioni internazionali. D’altra parte e’ chiarissimo anche a una prima osservazione che la societa’ della Strisia e’ molto piu’ stratificata di quanto si possa pensare giudicandola dall’esterno. Non pensiamo a una massa indistinta di fanatici sostenitori di Hamas. A Gaza City, per esempio, s’incontra una piccola borghesia (o, meglio, aspirante tale) che non si fa troppi problemi nel manifestare una certa nostalgia dei tempi in cui il confine con Israele era aperto e qui regnava il debole, forse corrotto mamoderato Abu Mazen, la ci villetta ora giace abbandonata e chiusa in una piazza del centro. Gente non bellicosa, che farebbe volentieri i suoi traffici e altro non chiede se non di essere lasciata in pace.

    Poi, man mano che si esce dal centro urbano, aumentano le bandiere verdi di Hamas e i poster con i ritratti dei “martiri” che si sono immolati nella lotta contro Israele. Venendo qui a Rafah con un piccolo team medico della Caritas, ci siamo fermati in una casa del villaggio di Nasser (che, purtroppo per loro, vuol dire “vittoria”) dove un ferito aveva bisogno di assistenza. Sul muro, la foto di Ahmed, 21 anni, morto il 16 di gennaio sulla Salah Addin (Saladino), l’arteria principale di Gaza City. Sua sorella, 23 anni, e’ incinta del terzo figlio. Suo marito era il ferito di cui sopra, con una gamba spezzata inpiu’ punti da una pallottola israeliana. Lui dice di essere stato ferito in casa, dove forse se ne stava pacifico a guardare la tv e aspettare la fine della guerra, da gente in borghese, soldati israeliani infiltrati sotto spoglie palestinesi. Mah…

     E’ certo, pero’, che qui la presa di Hamas e’ molto piu’ evidente e, in un certo senso, comprensibile. D’altra parte la borghesia di cui sopra e’minoritaria nei numeri, le elezioni (democratiche) del 2006 fuono decise appunto da questa folla di operai senza lavoro e contadini senza terra per i quali Abu Mazen e Al Fatah non erano riusciti a fare nulla. La “fabbrica del terrore” l’ho vista con i miei occhi a Khan Yunes, giuato a meta’ strada tra Gaza City e Rafah, intorno a mezzogiorno: decine e decine di studenti che uscivano tutti insieme da scuola, stormi di ragazzini come da noi si vedono solo nei film girati ai tempi del neorealismo. Oggi ridono perche’ e’ finita la lezione. Domani molti di loro li rivedremo su un poster come Ahmed, irrigiditi nella posa del presunto guerriero prima di irrigidirsi per sempre nella posa scomposta di una morte fin troppo vera.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>