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Sono appena arrivato in Israele dove, com’e’ ovvio, impazza il dibattito sulla guerra di Gaza. Mille sono gli elementi appassionanti, o anche solo drammaticamente interessanti. Ne scelgo uno tutto sommato secondario qui ma per altre ragioni importante da noi: il bilancio dei guerriglieri di Hamas uccisi dall’esercito israeliano. Le autorità di Israele (a mezza bocca) e i giornali fanno passare questo risultato: eliminati 700 guerriglieri. Dalla Striscia, cioè da Hamas, arriva l’opposto: solo 80, al massimo 180 (dipende dai giorni e dall’umore) i guerriglieri uccisi.
Sull’aereo che mi portava fin qui, intanto, avevo letto i maggiori quotidiani italiani. Su uno di essi, in prima pagina, campeggiava un articolo dove si parlava di “un diluvio di missili su taleban e mujaheddin di Al Qaeda” annidati nel Pakistan alla frontiera con l’Afghanistan, come risultato del primo ordine in tal senso emesso da Barack Obama. Bastava svoltare verso le pagine interne, però, per scoprire (stesso giornale, stesso autore) che il famoso “diluvio” aveva prodotto 15 morti un un posto e 8 in un altro. Dei primi si diceva che “almeno 9 sarebbero taleban”, degli altri si diceva nulla. Almeno 9 (ma forse 10, oppure
sarebbero taleban. Almeno, sarebbero. Degli altri 8 non si sa nulla, magari erano lì di passaggio.
La prima cosa che impari da giornalista è che in un conflitto tutte le parti mentono. Buoni o cattivi, nel torto o nella ragione, tutti esaltano le perdite del nemico e minimizzano le proprie. Logico, no? Non è ciò che faremmo anche noi? Ve lo vedete un generale che fa un bel comunicato per dire: oggi le abbiamo prese di santa ragione? In questa missione non caviamo un ragno dal buco? Oppure: credevamo che fosse un gruppo di terroristi e invece era un matrimonio? Non pensate che faccia lo spiritoso, è successo diverse volte sia in Afghanistan che in Iraq e i militari hanno sempre cercato di coprire tutto. Durante la guerra contro la Serbia di Slobodan Milosevic, i caccia della Nato mitragliarono un treno carico di civili e fecero di tutto per nasconderlo.
Insomma, in guerra si mente e c’è poco da scandalizzarsi. La domanda vera è: perché i giornali rinunciano così facilmente a parte del loro diritto-dovere (appunto controllare ciò che dicono e fanno quelli che comandano) e si acconciano a pubblicare le veline dei comandi militari? Ogni giorno si legge: ammazzati 20 guerriglieri qui, eliminati 15 terroristi là, uccisi 30 talebani, e l’unica fonte di informazione è proprio una delle parti in causa. Se i talebani venissero eliminati al ritmo di cui si parla, non ci sarebbe più l’Afghanistan, dove invece il numero dei nemici non solo non declina ma aumenta. In Iraq il calo della violenza si è avuto soprattutto perché l’astuto e intelligente generale David Petraeus ha smesso di sparare a casaccio e ha arruolato migliaia di giovani sunniti in brigate filo-governative create apposta, d’accordo con i capi tribù. Credersi in un film di John Wayne non ci aiuta a capire perché certe imprese si rivelano tanto difficili e ci impedisce di realizzare una delle ragioni per cui in tante parti del mondo ci si fida così poco di noi.
Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono vice direttore di Famiglia Cristiana e responsabile dell'edizione online del giornale. © 2009, ↑ Fulvio Scaglione – Giornalista
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