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TROPPA FRETTA CON OBAMA, ANCORA SEPOLTO DALLE MACERIE DI BUSH

      Il panorama dell’informazione italiana somiglia a un cartone dei Simpson. Non dobbiamo stupirci, quindi, se ancor prima dell’ingresso alla Casa Bianca di Barack Obama essa produce due curiosi ma tipici fenomeni. Il primo, più fine, è “Barack ci delude”, basato sulla scoperta dell’acqua calda, e cioè sul fatto che le più radicali promesse della campagna elettorale sono state messe in naftalina. Mi permetto di segnalare che Obama non è ancora presidente, ma capisco che non possiamo perderci in simili quisquilie.

      Il secondo fenomeno, più divertente, è “Bush non era così male”, anch’esso basato sul fatto che Obama non è in grado, almeno per ora, di fare interventi rivoluzionari rispetto alle politiche del predecessore. Non capisco perché si stupiscano gli uni e si rallegrino gli altri. Il disastro dell’America immaginata da Bush sta proprio in questo: essersi cacciata in una serie di disastri a cui si può certo sopravvivere ma a cui è assai difficile porre rimedio. Qualche esempio. La sola guerra in Iraq costa agli Usa circa 200 miliardi di dollari l’anno in “spese vive”, cioè senza i costi derivati dall’impresa. Ne cito solo uno: 30 miliardi di dollari per le cure mediche e i sussidi di disoccupazione dei veterani. Pensate che un mese fa Chris Dodd, presidente della Commissione finanze del Senato Usa, andava cercando 15 miliardi di dollari per salvare, tutte insieme, General Motors, Chrysler e Ford e fate due conti sulla perspicacia di Bush e dei suoi ministri.

      E visto che siamo in tema di economia: nell’ultimo anno gli Usa hanno prodotto 2 milioni di disoccupati, dei quali oltre 500 mila nel solo novembre 2008. In dicembre, inoltre, la produzione industriale Usa è scesa di un altro 2%, il che fa meno 8% rispetto al dicembre del 2007. Gli economisti, per finire, prevedono che il prodotto interno lordo Usa risulti in calo, nel quarto trimestre 2008, del 7-8%.

      E’ questo ciò che lascia Bush ai suoi concittadini e al mondo, visto che nessun presidente ha esaltato quanto lui il ruolo globale degli Usa. Ma non solo: qual è il bilancio della famosa campagna “democrazia e libertà” che doveva cambiare, in meglio ovviamente, il volto del pianeta? L’Iraq, dopo 5 anni di guerra e 150 mila (secondo le stime ufficiali del Governo iracheno) civili morti (oltre a 4.228 caduti tra i soldati Usa, quasi 45 mila soldati e poliziotti iracheni e circa 500 contractors), resta una grande pasticcio e non si sa ciò che potrà succedergli quando le truppe Usa si ritireranno.

      L’Iran è in agguato e la sua corsa verso la bomba atomica, direttamente conseguente alla destabilizzione portata nella regione da Bush (che ha eliminato Saddam, il dittatore che si opponeva alla dittatura degli ayatollah), ha quasi rovinato uno dei pochi risultati conseguiti negli ultimi anni: il blocco della proliferazione nucleare. Nel resto del Medio Oriente, come vediamo in questi giorni, gli spazi di pace e democrazia si riducono invece di aumentare. Che altro? Ah, sì, in Afghanistan come andrà a finire? Intanto va sempre peggio.

      Quindi: come facciamo a stupirci se Obama non può archiviare di colpo una simile eredità? E’ già tanto che non ne venga travolto, ipotesi che, con tutta la stima per il nuovo Presidente, ancora non mi sento di escludere.

 

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2 Responses to TROPPA FRETTA CON OBAMA, ANCORA SEPOLTO DALLE MACERIE DI BUSH

  1. Daniele, Napoli

    19 January 2009 at 08:52

    più che altro, ho sempre sentito dire che la politica è mediazione.
    Temo che Obama resterà bloccato dai vari accordi ‘sottobanco’.

  2. Fulvio Scaglione

    19 January 2009 at 20:39

    Caro Daniele,
    è possibile anche questo. Dalla sua ha l’emergenza, che potrebbe dargli qualche maggior margine di manovra. Certo che, se ci pensi: uno lavora come un pazzo per fare carriera, ci riesce al massimo livello e si trova con un Paese a pezzi… O è l’uomo della Provvidenza o ci lascia il sistema nervoso.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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