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DA GAZA AL CATECHISMO, IL “DIRITTO A DIFENDERSI” NON GIUSTIFICA TUTTO

      Da ingenuo qual sono, osservo con un certo stupore la disinvoltura con cui una vasta categoria di persone più o meno stimabili (si va da quelli sinceramente sdegnati da anni e anni di pratica del terrorismo agli pseudointellettuali, ai finti baciapile, ai carrieristi da quattro soldi, passando per tutti gli strati intermedi) si trincera, di fronte a quanto succede a Gaza, dietro la formula: “Israele ha diritto a difendersi”.
      Intendiamoci, la trovata è ottima, anche perché si basa su un’indubbia verità. A quale Paese, infatti, si può negare il diritto a proteggere i propri cittadini? Ed è fuor di dubbio che Israele sia stato attaccato dopo una tregua di sei mesi ch’era andata a profitto di entrambe le parti, palestinesi della Striscia e israeliani, ma ch’è stata rinnegata da una parte sola, quella dei palestinesi di Hamas. Tutto torna, quindi? No, spiacente, non tutto. Soprattutto per coloro che sono o amano dirsi cattolici.
      Di guerra, oltre che di pace, parla ampiamente il Catechismo della Chiesa cattolica. Persino Wikipedia sa che cosa sia il Catechismo. Cito: “E’ l’esposizione ufficiale degli insegnamenti della Chiesa cattolica”. Ufficiale, chiaro? Infatti fu approvato in prima stesura (ottobre 1992) da papa Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Fidei Depositum e nella stesura finale dallo stesso Papa (15 agosto 1997) con la lettera apostolica Laetamur Magnopere. Nel 2005, poi, è stato pubblicato (e diffuso anche da Famiglia Cristiana) il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, redatto da una commissione speciale istituita da papa Giovanni Paolo II ma presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede), attuale pontefice.
      Rinfrescata la memoria sul “cosa” e sul “come”, vediamo che cosa ci dice il Catechismo a proposito della guerra. Intanto, che “tutti i cittadini e i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre”. Poi, che è giustificata “una legittima difesa con la forza militare”. Anche tale “legittima difesa”, però, non è priva di condizioni (nel Catechismo: “Rigorose condizioni di legittimità morale”). Anzi, deve osservarne ben quattro:
1. Che il danno causato dall’aggressore… sia durevole, grave e certo.
2. Che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci.
3. Che ci siano fondate condizioni di successo.
4. Che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
      E’ il rispetto di questi elementi, dice il Catechismo, a decidere se una guerra rientri o no nella categoria della “guerra giusta”. E se non è giusta, la guerra è solo immorale.
      Almeno per una volta, proviamo a far “precipitare” la realtà quotidiana nella teoria ufficiale della Chiesa. Applichiamo questi criteri a ciò che avviene a Gaza.
Punto primo: il danno causato dall’aggressore (cioè da Hamas e dai suoi missili) è “durevole, grave e certo”? Sì, non c’è dubbio. Un parte importante del territorio e dei cittadini di Israele sono minacciati dai razzi, che hanno ucciso in questi giorni 4 persone dopo averne uccise altre 12 negli ultimi anni, rendendo difficile la vita in un’area di centinaia di chilometri quadrati.
Punto secondo: gli altri mezzi per porre fine all’aggressione si sono rivelati impraticabili o inefficaci? Sì, anche in questo caso. Israele ha rispettato la tregua e avrebbe continuato a rispettarla.
Punto terzo: ci sono fondate condizioni di successo? Da un punto di vista strettamente militare, certo che sì, Israele è troppo superiore. Bisogna però anche riflettere sul fatto che Israele è sempre stato superiore ai palestinesi ma non ha mai davvero vinto. Non credo vincerà davvero nemmeno in questo caso, anche se per dirlo bisognerebbe sapere che cosa esattamente si proponga. Dalla guerra di Gaza difficilmente nascerà la pace, difficilmente Hamas sarà sradicato, difficilmente il lancio dei missili sarà stroncato. Vedremo, ma la storia dovrebbe esserci maestra.
Punto quarto: il ricorso alle armi provoca “mali e disordini più gravi del male da eliminare”? Certo che sì, basterebbe il numero dei morti (4 in Israele, quasi 400 a Gaza) a dirlo. A Gaza, inoltre, soffre 1 milione e mezzo di persone, assai più di quelle, pur numerose (si calcola intorno al mezzo milione) toccate in Israele dal problema dei razzi. Dice inoltre il Catechismo che bisogna tener conto della “potenza dei moderni mezzi di distruzione”: non v’è dubbio che la macchina bellica di Israele ha un potenziale distruttivo assai superiore a quella di Hamas, non c’è confronto. Tra un missile Qassam e un jet F16 non si può nemmeno fare il paragone.
      Quindi, cari amici che vi trincerate dietro il sacrosanto “diritto a difendersi”, le cose non sono affatto semplici come voi vorreste. Se vostro figlio mi rigasse di proposito la macchina e io gli spezzassi le gambe, mi considerereste uno che esercita il diritto a difendersi? C’è un momento in cui tale diritto cessa di essere tale e si trasforma in pura rappresaglia. Chi non se ne accorge è un tonto, chi approva è un complice. Gli uni e gli altri, forse, non sono cattolici. Un’ultima cosa: ciò che il Catechismo dice sulla “guerra giusta” e sulle famose quattro condizioni (capitoli 2307-2309), viene subito dopo la condanna del terrorismo e della presa di ostaggi (capitolo 2297). Come dire: l’argomento è lo stesso. 
 

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5 Responses to DA GAZA AL CATECHISMO, IL “DIRITTO A DIFENDERSI” NON GIUSTIFICA TUTTO

  1. fabio cangiotti

    2 January 2009 at 22:08

    Caro Fulvio, la guerra turba e angoscia sempre, ma paragonare il terrorismo palestinese e le sue numerose implicazioni alleanze complicità internazionali a banali atti di teppismo non è accettabile, salvo a voler considerare la risposta di Israele uno solenne scapaccione a dei ragazzacci un po’ troppo esuberanti. Fuor di metafora, la storia mi pare sia sempre la solita, la guerra viene condannata, il terrorismo viene compatito o banalizzato, ché è la guerra dei poveracci.

  2. fabio cangiotti

    2 January 2009 at 22:16

    Tu richiami appropriatamente il Catechismo, il quale però come tu stesso ricordi usa parole molto chiare nei confronti del terrorismo; bisognerebbe dunque al proposito rammentare anche ai cristiani arabi e palestinesi che appoggiano o votano Hamas. o ai cristiani libanesi che sono alleati di Hezbollah i principii del Catechismo? Io non me la sentirei di sfruculiarli in tal modo, concedendo loro l’alibi del patriottismo e peraltro la responsabilità delle scelte compiute. Quanti cattolici italiani hanno in buona fede amato Mussolini, pagandone poi sulla propria pelle le conseguenze della guerra e della distruzione?

  3. Fulvio Scaglione

    2 January 2009 at 22:56

    Caro Fabio,

    scusa ma qui sento odore di scappatoia retorica. quando mai ho paragonato il terrorismo a un banale atto di teppismo? Se è così, chi la pensa al contrario di te potrebbe accusarmi di paragonare 430/450 morti a una duplice frattura… Esiste, eccome, il problema della “reazione proporzionata” (o sproporzionata), perché proprio su di esso si gioca la vittoria (auspicabile, ovviamente) o la sconfitta politica di Israele su Hamas. Ricorda il 2006 e la guerra in Libano: i giornaletti di destra a dire a Israele “spara, spara!”, poi Hezbollah si è preso il Libano e Olmert si è preso una botta in testa che l’ha finito. Ripeto: chi vuol bene a Israele (e io mi metto tra questi, con tutti i miei dubbi e le mie critiche) dovrebbe ragionare su che cosa davvero convenga a Israele, non fare il tifo come se la guerra fosse una partita di calcio.
    Per il Catechismo: certo, vale per tutti, almeno per tutti quelli che vogliono essere cattolici, se no che Catechismo è? Infatti io non mi sono mai sognato di pensare o di dire che i missili di Hezbollah sulle case degli israeliani sono una buona cosa. O devo pensare che i cristiani che tifano per i missili di Hezbollah sono in buona fede e quindi esenti da critiche?
    ciao, ci sentiamo presto

    Fulvio

    P.S.: a proposito, il problema con i post è passato o trovi sempre difficoltà? f.

  4. fabio cangiotti

    6 January 2009 at 19:31

    Caro Fulvio, se fosse possibile immaginare quale può essere una “reazione proporzionata” alle azioni di Hamas, tutti avremmo argomenti più concreti o validi. Ma è difficile inventarsi qualcosa di “proporzionato”, almeno da quando un pugno di uomini armati di temperini ha messo in ginocchio la superpotenza mondiale creando una fascinazione per il “martirio” islamico che esalta milioni di persone. Perciò penso che Israele sia condannata a fare paura (come ha scritto Ferrara) anche se temo che al massimo potrà limitare ma non sconfiggere Hamas.
    P.S. se non ho capito male, c’è una limitazione alla lunghezza dei commenti, infatti i due precedenti sono stati accettati perché ho spezzato l’originale.

  5. Fulvio Scaglione

    7 January 2009 at 19:39

    Caro Fabio,
    mi spiace ma anche questa volta non sono d’accordo. L’operazione che fai (fate) è quella di mettere sullo stesso livello Israele e Hamas, cioè uno Stato democratico, sviluppato, bene armato, finanziato dagli Usa, appoggiato dalla comunità internazionale (gli Stati, non i quattro fessi impotenti che bruciano le bandiere in piazza), dotato della bomba atomica, di un forte apparato industriale e tecnologico e (ultimo ma non ultimo) di una vasta credibilità morale viene equiparato a quello che è un movimento terroristico o, per gli illusi, un movimento di liberazione. E nel farlo, si tolgono all’uno i doveri che gli competono in quanto Stato democratico ecc. ecc., e all’altro quei pochissimi diritti che non gli si potrebbero negare.
    In concreto. Uno Stato democratico non può sparare nel mucchio e poi dire: ah, sì, ma in quella scuola c’erano dei terroristi. Ammesso che ci fossero (e non capisco bene perché la parola dell’esercito di Israele debba essere presa come oro colato), uno Stato come lo intendo io non spara sulla scuola, punto. Tanto pù che Israele ha un sacco di altri modi per raggiungere i suoi scopi, visto che decide quasi ogni cosa che riguardi i palestinesi di Gaza e Cisgiordania. D’altra parte, spiegami perché con Hamas non si può trattare, visto che si è sempre trattato con l’Ira e con l’Eta, tanto per fare due esempi più vicini a noi, e visto che ci si propone di trattare con i talebani. Io penso che Hamas sia una disgrazia per i palestinesi, oltre che un movimento di idioti violenti, ma questo non inficia il ragionamento politico.
    L’esempio dell’11 settembre (con qeul che ne è seguito) dimostra, secondo me, l’esatto contrario di ciò che dici: nemmeno la potenza militare anglo-americana ha risolto il problema, come vuoi che ci riesca Israele?
    Resto convinto di una cosa: un attacco così violento su Gaza senza un accordo con la Cisgiordania di Abu Mazen è destinato a rendere ancor più aleatoria e fragile qualunque prospettiva di pace in Medio Oriente. Tra vent’anni gli ebrei in Palestina saranno solo il 35% della popolazione. Che cosa pensano di fare, sparare in eterno?
    ciao, a presto

    Fulvio

    P.S.: sull’inserimento dei commenti non so proprio che dire. Mi viene il dubbio che dovrei cancellare un po’ di vecchi materiali per liberare spazio…

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