Ancora sulla questione Sky. A me, personalmente, non importa molto se mister Rupert Murdoch ci rimetterà 220 milioni di euro con l’aumento dell’Iva dal 10 al 20% che il suo rivale in affari televisivi, cavalier Silvio Berlusconi, ha confezionato approfittando della posizione di premier che occupa per volontà di tanti italiani. Né, per essere franchi, mi importa molto del futuro della Tv digitale in Italia. Ho l’abbonamento a Sky, mi serve quasi solo per il calcio (più qualche film e qualche raro Tg), se dovesse venir meno mi spiacerebbe ma non smetterei certo di campare.
Mi importa molto, invece, di ciò che il nostro Governo fa o non fa per salvare la baracca minacciata dalla crisi internazionale. Il Sole 24 Ore, giornale di indubbia serietà e acutezza, ha commentato che la questione di Sky offre un’idea al Pd e un rischio per Berlusconi. Buttarla così pesantemente nella polemica politica, e anzi partitica, però, ci può spingere fuori strada.
Il punto vero è: questo provvedimento serve all’Italia o serve solo a Berlusconi? Che serva a Berlusconi e alle sue aziende è chiaro a chiunque e i numeri campeggiano su tutti i giornali: Sky si paga i suoi 220 milioni, Mediaset con il suo digitale ne paga sì e no 10, continuando poi per gli altri canali a sfruttare gratis le frequenze via etere che sono un bene pubblico. Retequattro compresa.
Resta l’altro corno del problema: chissà, forse aumentare le tasse a Sky aiuta l’Italia a uscire dalla crisi. Succede, però, che anche Sky sia un’azienda. Tra l’altro, un’azienda che dal 2003 (quando ha cominciato a operare come tale) è sempre cresciuta, sia nei fatturati sia nel numero dei dipendenti. Un’azienda che vende beni di consumo: impalpabili, eterei come i film o le partite di calcio (giocate da squadre come il Milan il cui vice-presidente, Galliani, chiede un giorno sì e uno no agevolazioni fiscali) ma pur sempre beni di consumo.
Ora, come può far bene all’Italia un provvedimento preso a danno di un’azienda che, come si dice, “tira”? Che produce affari e occupazione? Certo, Sky non è la Fiat, non fa quei numeri. Ma qualcosa fa. E lo fa in modo efficace.
Tutto questo, per di più, in un quadro che ben conosciamo: centinaia di migliaia di precari a casa entro Natale, decine di migliaia di posti già tagliati nella scuola, le famiglie terrorizzate dal possibile impatto della crisi e quindi inclini a ridurre al massimo spese e consumi, per non parlare di quelle famiglie (milioni di italiani) che già faticano a tirare avanti. Berlusconi e Tremonti devono essersi convinti che saranno i disoccupati a far ripartire i consumi, a procurare all’industria i tanti agognati ordinativi. Complimenti.
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