Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Sì ai droni, sì a Guantanamo. Parla #Obama, il premio Nobel per la pace.
Per carità, è banale, ma forse vale la pena di notarlo ancora una volta: tutte le crisi, ma in particolare le crisi violente, operano in favore di chi comanda. Nel 2001, a meno di un anno dal giuramento, George Bush era già considerato un presidente fallimentare. Andate a rileggere i giornali americani di allora, se non ci credete. Poi vennero gli attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono, Bush indossò l’armatura del guerriero anti-terrore e per sette anni, finché non si sono visti i risultati pratici della sua azione politica, nessuno è più stato in grado di insidiare democraticamente il suo potere.
La stessa cosa succede ora. Gordon Brown, succeduto a Tony Blair prima alla guida del Partito Laburista e poi (giugno 2007) a quella del Governo inglese, era ormai considerato un relitto, l’uomo che, elezione dopo elezione, stava portando il labour alla sparizione. Arriva la crisi economica ed eccolo improvvisamente rinascere, fino a essere considerato il politico più svelto a capire i meccanismi dell’emergenza finanziaria ed economica e il più svelto nel varare le giuste contromosse. Tutti i Governi degli altri Paesi, ormai, guardano a Londra per prendere ispirazione ed esempio.
Altro caso: Nicolas Sarkozy. Un anno di presidenza e l’unica cosa (o quasi) di cui ci si ricordava erano le gaffe e le gite con Carla Bruni. L’esplosione della crisi economica è coincisa quasi perfettamente con la presidenza francese dell’Unione Europea, il che gli ha dato modo di sfoggiare da par suo attivismo e interventismo. Non che ne sia derivato granché ma, affiancato al pronto intervento nella crisi tra Russia e Georgia dell’estate, tutto questo ho prodotto un netto rialzo delle sue quotazioni politiche.
Anche in Italia il meccanismo si ripete. Il vento gelido della crisi surgela tutto e, anzi, produce una sorta di attesa sbigottita, di raggomitolamento su se stessi, nella speranza di cavarsela con il minor danno possibile. Per esempio: non sarebbe questo il momento di chiedere al ministro Tremonti, che molto si vanta di aver previsto per primo la crisi, perché ha permesso che il Governo investisse miliardi di euro nell’abolizione dell’Ici, che è servita solo alla propaganda elettorale del PdL? Perché ha deciso di lasciare a casa migliaia di insegnanti (la “riorganizzazione” della scuola, per quanto deciso finora, è opera sua, il ministro Gelmini ci ha messo la faccia) mentre si approssimava il momento in cui tutti tentano disperatamente di convincere la gente a consumare per far girare le aziende? Pare difficile che i disoccupati si affrettino a spendere e a consumare, o no? E magari anche perché il suo partito è stato così rigido, negli anni scorsi, nello sponsorizzare la massima flessibilità del lavoro, per averne in cambio ora, nel momento del bisogno, una marea di lavoratori precari (c’è chi dice 1 milione) lasciati a casa dalle aziende. Saranno loro, i precari diventati disoccupati, a rilanciare i consumi?
Domande legittime, credo, e indipendenti dal tifo politico. Sono le domande che si fanno tutti, sono questioni persino più tecniche che ideologiche. Ma la gente è troppo impaurita per chiedere. Chi lo fa, vedi la Cgil, magari con il vecchissimo sistema dello sciopero, passa persino per sovversivo. Così come nessuno si chiede come mai, vedi combinazione, nei provvedimenti per salvare l’Italia passano anche quelli che congelano il canone Rai e raddoppiano l’Iva per gli abbonamenti a Sky, penalizzando i concorrenti di Mediaset e favorendo in modo sfacciato le reti Tv di proprietà del Cavaliere. Buffo, no, quante cose trova il tempo di inventare il premier mentre Tremonti annuncia cataclismi epocali.
Daniele, Napoli
1 December 2008 at 12:12
Pare difficile che i disoccupati si affrettino a spendere e a consumare, o no?
le statistiche ufficiali ci dicono che i poveri in Italia sono poco più di 7,5 milioni.
Di conseguenza a qualcuno è venuta la strana idea che le persone si sentano depresse, tendano a risparmiare anche se potrebbero continuare a fare le spese che fanno normalmente (‘normalmente’, chiedere di spendere di più mi sembrerebbe da malati di mente perché la crisi comunque c’è).
Del resto l’attuale maggioranza mi sembra sia sempre stata dell’idea che il progresso e la soluzione di molti problemi nascano dall’agevolare le attività produttive. In parte è vero, ma se pensassero un po’ di più a scovare l’evasione fiscale sarebbe sicuramente più efficiente e più efficace.
Fulvio Scaglione
1 December 2008 at 22:53
Caro Daniele,
spero di sbagliarmi ma temo, come tutti, che questa crisi ci costerà lacrime e sangue. Saranno sacrifici non inutili se almeno usciremo dalla tempesta con la convinzione che stavamo vivendo in modo irreale, sopra i nostri mezzi e, soprattutto, fuori della logica. Non sono un no global e, per dirla tutta, consumo come ogni altro, cioè assai più del necessario. Credo però che sia finita non taqnto la pacchia “economica” ma quella “edonista”: l’idea, cioè, che la garanzia del benessere venisse dallo sviluppo senza fine. Lo sviluppo, come vediamo, non è senza fine e il benessere, alle volte, è garantito anche dalla capacità di rinunciare a qualcosa.
Ciao, a presto
Fulvio