Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
597.000: bambini in Grecia che vivono in "povertà" o in stato di "esclusione sociale", pari al 30,4% del totale. Più 9,1% dal 2010 (Unicef).
Notizia che meriterebbe più rilievo di quello che le è stato accordato. La Commissione Europea (ovvero, il “Governo” dell’Unione) ha bloccato l’erogazione di 220 milioni di euro alla Bulgaria. I quattrini erano parte del programma di pre-adesione Phare, destinato ad aiutare i Paesi dell’Europa centrale e orientale entrati per ultimi (la Bulgaria nel gennaio 2007) nella Ue. E’ una decisione clamorosa, per almeno due ragioni: perché è la prima volta che la Commissione prende un provvedimento del genere; e perché è clamorosa la motivazione, che risiede nel clamoroso tasso di corruzione che vige in Bulgaria e che non ha risparmiato le istituzioni e le agenzie preposte alla gestione dei fondi comunitari.
Con questo provvedimento, la Bulgaria perde per sempre i 220 milioni, che dovrà restituire al bilancio Ue. Altri 600 milioni, sempre destinati alla Bulgaria, sono stati bloccati nel luglio scorso, dopo un “esame” ad ampio raggio, così ripartito: 115 milioni destinati alla costruzione di strade, 121 milioni per l’agricoltura e più di 300 milioni congelati dalle indagini dell’Ufficio anti-frode della Ue. In ogni campo, la ragione del blocco è sempre stata la stessa: corruzione, corruzione, corruzione. E non è nemmeno tutto: la vera “ciccia”, per la Bulgaria, sta negli 11 miliardi di fondi strutturali che la Ue dovrebbe erogare nel periodo 2007-2011 e che sono, come i milioni di cui si diceva, sotto inchiesta. A questo punto, è più che probabile che quei soldi restino nelle cassaforti di Bruxelles.
Il Governo bulgaro si lamenta, ovviamente. Altrettanto ovviamente, è chiaro a tutti che esso non è in grado di mettere un freno al saccheggio delle risorse pubbliche che avviene ogni giorno sotto i suoi occhi e, in qualche caso, sotto le sue mani. Su questo non c’è discussione. Si può provare a ragionare, invece, su questa domanda: perché proprio la Bulgaria, perché proprio adesso?
Ho qualche esperienza dei Paesi dell’Europa dell’Est e mi riesce difficile credere che i bulgari siano così clamorosamente più ladri o più disperati di quanto siano i romeni o di quanto fossero a suo tempo i polacchi o gli ungheresi. Ho vissuto in Russia e ho viaggiato in molti Paesi, soprattutto nei durissimi anni Novanta. Ovunque la reazione istintiva era di spingere il portafoglio in fondo alle tasche e di diffidare per principio di qualunque richiesta, considerata a priori esagerata ad arte. Per non parlare delle mance, delle bustarelle, delle tangenti vere e proprie pagate per fare semplicemente il proprio lavoro.
E’ un quadro troppo cattivo? No, se solo consideriamo che tutta quella gente viveva quasi sempre in condizioni assai prossime alla miseria, e che in più si affacciava su un mondo, il nostro, che prometteva (magari involontariamente) benessere e consumi a chi mostrasse intraprendenza e furbizia. Possibile che la Bulgaria sia un caso così spiccata di furfanteria?
La mia sensazione è un’altra: l’Unione Europea ha scoperto la crisi. In un duplice senso. In primo luogo, la crisi della propria credibilità. Storia non nuova, anzi vecchia di qualche anno. Ma le ansie più recenti, in particolare quella seguita alla bocciatura del Trattato di Lisbona da parte degli irlandesi, deve aver fatto capire a qualcuno che non si può chiedere il rigore di Maastricht a chi è dentro e coprire di miliardi chi è fuori o chi sta entrando. Certo, può anche esserci un sottofondo xenofobo (tipo: pagare per quelli là? Mai!), ma l’idea che occorra un po’ più di rigore per poter pretendere il rigore è così banale che qualcuno a Bruxelles potrebbe anche essersene accorto.
E poi, ovvio, c’è la crisi vera, la crisi economica mondiale. Con 11 miliardi di euro (quelli che la Bulgaria forse non vedrà mai) di cosette se ne fanno. E’ più di quanto il Governo italiano possa permettersi di spendere per sostenere le banche e le famiglie, tanto per fare un esempio. Ma soprattutto all’Unione Europea potrebbe anche far comodo non doversi occupare anche della Bulgaria, un Paese ancora fragile e bisognoso di molta, molta assistenza. Pare insomma agli sgoccioli la tradizionale generosità europea, quella che l’ha resa una specie di arca di Noè su cui tutti vogliono imbarcarsi, salvo poi mettersi a rompere in ogni modo le scatole una volta saliti a bordo. Spiace che ai bulgari tocchi fare le spese, in un sol colpo, degli abusi propri e dei vizietti altrui.
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