Nei sentimenti molto misti e ondivaghi che, da sempre, provoca in me l’esperienza di governo del centro-destra, spicca negli ultimi tempi una convinzione che si fa ogni giorno più radicata: se Silvio Berlusconi e i suoi vogliono guidare a lungo questo Paese senza ridurlo a una carretta, devono assolutamente ridurre i margini dell’esclusiva che hanno concesso alla Lega Nord sui problemi della sicurezza e dell’immigrazione.
Mi rendo conto, ovviamente, dei problemi politici. Capisco che per ottenere certi risultati, soprattutto al Nord, l’appoggio della Lega è determinante. Eppure il nodo andrà affrontato, prima o poi, perché le politiche della Lega sono pre-moderne, degne più del regno sabaudo (nei suoi momenti mediocri) che di un Paese sviluppato che voglia continuare a stare a galla in un mondo in cui la competizione economica si allarga e si fa sempre più intensa.
Dal punto di vista della sicurezza, il grande ispiratore pare essere Fiorenzo Bava Beccaris, il generale piemontese che il “re buono” Umberto I mandò, nel 1898, a reprimere con le truppe i moti di Milano (40 morti e 200 feriti). Esagero, ovviamente, ma questo spostare militari di qua e di là per la Penisola, che tanto appassiona il ministro leghista Maroni, è solo la parodia di una politica dell’ordine pubblico. Vi pare che la criminalità della Campania, camorrista o no, abbia sofferto per i 500 soldati mobilitati dopo la strage di Castel Volturno?
Per non parlare dei “sindaci sceriffi” e delle loro ordinanze sull’ordine pubblico, nella maggior parte dei casi buone soprattutto a giustificare l’assunzione di nuovi vigili e poliziotti, secondo il classico meccanismo che alimenta il clientelismo pubblico e tiene calda la macchina del consenso. Il divertente è che dopo l’approvazione della legge che concedeva ai sindaci i nuovi e più ampi poteri, il Nord leghista ha fatto il pieno di ordinanze: il 69% del totale. E quali sono i temi dominanti? Lotta all’alcolismo e alla prostituzione, vizietti che non sono certo spuntati con l’arrivo degli immigrati.
Ma proprio nelle politiche di gestione e controllo dell’immigrazione la Lega dà il peggio di sé, fino a caratterizzarsi come un vero pericolo per lo sviluppo economico del Paese. A cominciare dal fatto che essa vede i problemi legati ai flussi migratori come pure e semplici questioni di sicurezza, di ordine pubblico. D’altra parte non esiste una vera capacità legislativa, come dimostrano i risultati della Bossi-Fini: mai così tanti immigrati clandestini come nel 2008 (la legge entrò in vigore nel 2004), con l’unica risposta di allungare i tempi di “soggiorno” nei Centri per i clandestini pizzicati e di moltiplicare il numero dei Centri visto che di rispedirli al loro Paese non siamo capaci. Prima o poi i Centri scoppieranno, ma di questo il Governo non pare preoccuparsi.
Ovviamente, tale politica dell’immigrazione, fatta solo di divieti e misure di polizia, serve a trasmettere l’idea che gli immigrati sono comunque un pericolo. I clandestini vanno messi in galera (ecco la proposta del reato di clandestinità, o l’obbligo per i medici di denunciarli se si presentano a chiedere cure), i regolari vanno tenuti a bada (a cominciare dalle scuole), controllati (la residenza a punti) e appena possibile allontanati. Anzi, meglio ancora: non facciamo più entrare nessuno per due anni, come recita l’ultima trovata leghista, che sfrutta l’ansia per la crisi economica. L’insieme di queste proposte denuncia un chiaro spirito xenofobo ma, soprattutto, una cultura economica da dilettanti. Non a caso non v’è un solo esperto (demografo, economista o sociologo che sia) che si schieri con la Lega su questi temi.
Il contributo economico degli immigrati regolari (pari ormai a oltre il 6% del Prodotto interno lordo) è essenziale per il funzionamento del Paese. Sono ormai così tante le ricerche che lo dimostrano (per esempio l’ultimo rapporto Caritas, o le analisi della Banca d’Italia citate anche nell’inchiesta che ho qui pubblicatoZZZZZZ) che vien da chiedersi se i politici leghisti si documentino prima di parlare o se siano proprio disinteressati ai fatti. Ed è essenziale soprattutto per il benessere di quei pensionati che, al Nord, sono una delle fasce elettorali più legate alla Lega. L’età media degli immigrati è bassa, più bassa di quella degli italiani. Saranno quindi loro a versare per più anni i contributi necessari a pagare le pensioni. Non solo: sono gli immigrati a tenere su livelli non troppo drammatici la natalità, quindi ad assicurare forze fresche al Paese, quindi i contributi di domani al pagamento delle pensioni.
La questione è tutta qui e non ha nulla di ideologico. Non solo: se uno dà dell’abbronzato a un uomo di colore, posso pensare che sia una persona di cattivo gusto. Se uno, invece, prova a spiegarmi che senza le persone di colore vivremo meglio, tendo a pensare che sia uno o incompetente o un po’ svitato. E preferirei che non fosse lui a decidere del futuro mio e dell’Italia.
Si veda, sul tema dell’assistenza sanitaria agli immigrati, l’ottimo e documentatissimo articolo di Marco Castelnuovo pubblicato venerdì 14 novembre, a pagina 13, da La Stampa http://www.lastampa.it
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