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La corsa all’accaparramento di Barack Obama, il coretto di “io l’avevo detto” e “lui mi somiglia molto”, fa il paio con l’allineamento immediato dei grandi editorialisti, per i quali un Presidente come George Bush, che teorizzava la guerra preventiva, e un Presidente come Obama, che dice nel primo discorso “la vera forza della nostra nazione non scaturisce dalla potenza delle nostre armi”, sono figli della stessa filosofia, della stessa impostazione politica, in definitiva della stessa America.
Gli uni e gli altri riflettono la natura intimamente provinciale della classe dirigente del nostro Paese, incapace di un giudizio davvero autonomo e originale, sempre desiderosa di stare nel gregge, di piacere, disposta a un ruolo gregario pur di avere un qualche spicchio della ribalta. Il perfetto pendant intellettuale di questo teatrino è la divertente parata di titoli e dichiarazioni in cui, con granitica sicurezza, si annunciano i prossimi, e certo inevitabili, provvedimenti del nuovo inquilino della Casa Bianca. Il tutto dopo aver annunciato a tutte lettere che con l’elezione di Obama “è cambiato il mondo”. Io non lo credo, come non lo credevo dopo l’11 settembre 2001 e le stragi dei terroristi di Al Qaeda, anche se ovviamente non mi sfugge che l’elezione del primo presidente nero degli Usa ha un suo enorme significato, se non altro simbolico. Ma se davvero con Obama presidente il mondo cambia, come facciamo a essere tanto sicuri della direzione che prenderà?
E’ un gioco, nulla più. E allora giochiamo, facciamo gli sportivi. Tentiamo qualche pronostico e vediamo quel che poi succede davvero. Metto i miei qui di seguito, in bell’ordine. Diritto di replica garantito, come sempre, a chi non è d’accordo o la vede in modo diverso. Meglio, però, se si esprime subito, quando giocare all’indovino ha ancora senso ed è più divertente. Dunque:
1. Obama darà assoluta priorità all’economia. Cioè al tema che più preoccupa gli americani, il tema che gli ha fatto vincere le elezioni. Sostegno ai giganti dell’automobile, agevolazioni nel credito alle piccole e medie imprese, detassazione dei redditi bassi (e tassazione di quelli molto alti), questi al momento i cardini del suo programma. Pare evidente che si tratti di una logica estensione dell’intervento già deciso dal duo Bush-Paulson per alleggerire il crack della Borsa e delle banche. Dopo il sistema finanziario, insomma, ci si occupa dell’economia reale, nel tentativo di rilanciare i consumi e con quelli la produzione. Siamo ancora nella logica dell’intervento d’emergenza, e non potrebbe essere altrimenti. Io credo però che difficilmente basterà a rimettere in moto la macchina complessa dell’economia Usa e che Obama sarà costretto a guidare dalla Casa Bianca un riassetto generale che andrà a incidere sul “sistema di vita” così caro agli americani. Il credito (e quindi i debiti) superfacile, il consumo energetico senza freni e senza accortezze, il dollaro come valuta di riferimento mondiale (condizione necessaria per “succhiare” finanziamenti dal resto del mondo), l’impegno militare globale, ecco alcuni cardini che scricchiolano in modo ormai pauroso. Da qualche parte Obama dovrà tagliare.
2. Primo piano all’economia nazionale significa secondo piano al resto. Certo, se Obama aiuterà il rilancio dell’economia Usa darà una mano anche al resto del mondo. Ma ci sono anche questioni dirette da affrontare. Per esempio: le truppe Usa in Iraq verranno ritirate in tempi brevi, come Obama prometteva all’inizio della campagna elettorale, in tempi più lenti come Obama ha detto in seguito, o chissà quando? La mia ipotesi è la terza perché, a dispetto di quanto dicono i neocon all’amatriciana, se i soldati Usa se ne vanno in Iraq salta tutto nel giro di un mese. E ancora: lo scudo stellare in Polonia, così inviso alla Russia, lo facciamo o no? Le truppe in Afghanistan le aumentiamo o no? E con l’Iran dalle aspirazioni nucleari, come ci regoliamo? La mia ipotesi è questa: in questi campi Obama farà il minimo indispensabile, proprio per potersi concentrare sulla questione economica. Terrà alte le bandiere tradizionali (no al nucleare iraniano, sì alla pace tra Israele e i palestinesi) e per il resto cercherà di avere meno grane possibile. Mi pare probabile una certa distensione con la Russia, che non può competere con gli Usa ma complicar loro la vità sì, e un gran traffichìo dipplomatico con la Cina, che controlla il debito estero Usa ed è aggressiva in tutti i campi, quello politico compreso. A dispetto delle previsioni e delle speranze, non mi vedo Obama correre al soccorso di tutte le democrazie pericolanti o dei movimenti di liberazione in difficoltà. Mi smentirà? Benissimo.
3. Tra le tante polpette avvelenate che riceve in eredità da Bush, Obama si ritrova quella, particolarmente scottante, dell’Iraq. Se si ritira, l’Iraq ripiomba nel caos e l’Iran aumenta la propria influenza nella regione. Se non si ritira, non solo manca alle promesse elettorali ma non può nemmeno rinforzare seriamente il fronte dell’Afghanistan. E’ un’equazione difficile da risolvere: come si è sempre detto, l’Iraq era una trappola proprio per questo, perché era facile entrarci e difficilissimo uscirne. qui si vedrà il leader, perché una soluzione buona per tutti è quasi impossibile. Obama avrà il vantaggio di avere come interlocutore un Parlamento a maggioranza democratica, ma il problema resta. Mia previsione: non si ritirerà tanto presto dall’Iraq.
Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono vice direttore di Famiglia Cristiana e responsabile dell'edizione online del giornale. © 2008, ↑ Fulvio Scaglione – Giornalista
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fabio cangiotti
11 November 2008 at 17:51
Caro Fulvio, mi sono rallegrato della vittoria di Obama nella misura in cui esprime la grandezza della democrazia americana, dove davvero chi viene dal nulla può aspirare al massimo sogno di molti americani, quello di diventare Presidente. Ciò detto concordo sul provincialismo di molti commenti e allineamenti: diamine, Obama non è il Messia e neanche un Gandhi in fieri, certamente deve essere un tipo abbastanza duro e spregiudicato, altrimenti non sarebbe arrivato lì sconfiggendo Hillary, osso più duro di MacCain; se ne accorgerà anche la nostra sinistra.
Le tue previsioni mi sembrano ragionevoli, manca nel tuo commento ciò di cui si parla oggi, e cioè il probabile capovolgimento delle leggi di Bush che ponevano un argine ai finanziamenti federali alla ricerca su staminali embrionali ed erano orientate a limitare l’aborto facile. Secondo me Obama ha qualche debito da saldare con alcune (beninteso legittime negli States) lobbies scientifiche e ideologiche, e temo che almeno in questo caso rimpiangerò Bush.
Cosa ne pensi?
Fulvio Scaglione
11 November 2008 at 22:38
Caro Fabio,
su staminali, aborto e compania, credo che Obama esprima le aspettative di lo ha aiutato a correre verso la Casa Bianca dalle lobbies farmaceutiche ai giovani e alle donne che sono andati in massa a votare per lui (ecco che cosa ha cambiato l’esito del voto, tra l’altro). D’altra parte, per tornare a Bush: si può difendere la vita in sala parto e promuovere la guerra (che consiste, appunto, nel togliere vite) fuori?
Sinceramente, non credo che potrò mai rimpiangere quel casinista di Bush. Su Obama vedremo. E vedranno anche coloro che si illudano che governerà senza avere come priorità il bene (vero o presunto) degli Usa invece che il bene (vero o presunto) del mondo.
Sul resto, cioè sull’America, ho qualche riflessione più estesa che ora metto in un post. Ci vediamo lì, se hai tempo.
Ciao, a presto
Fulvio