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L’Italia, l’Europa, gli Usa e il mondo dibattono dell’ultima battuta del cavolo di Silvio Berlusconi. Il che, tra l’altro, è proprio ciò che il Cavaliere, consciamente o inconsciamente, cerca in questi (numerosi) casi. E’ facile notare, infatti, che le uscite più discutibili o pirla le fa nelle occasioni più ufficiali, quando partecipa ad eventi mondiali in cui il suo ruolo, pur importante, è comunque inferiore alle esigenze spaziali del suo ego. Nei G8, dove è tra i grandi del mondo ma sempre uno su otto. Al Parlamento europeo. E nell’ultimo caso, quello relativo al colore della pelle di Barack Obama, a Mosca, accanto a un presidente potente come e più di lui, e a proposito di un evento (l’elezione, appunto, di Obama) che lo supera e di cui non ha parte. Anche con una scemenza, ma Berlusconi vuole esserci, vuole che qualche riflettore si punti anche su di lui.
Detto questo, c’è un aspetto della questione che trovo molto fastidioso e, in una certa misura, anche pericoloso. Non è la questione del presunto razzismo: Berlusconi non è razzista, è greve. E nemmeno il presunto danno inferto ai rapporti politici e diplomatici con gli Usa: figuriamoci se a Washington non ci sono analisti capaci di spiegare a Obama chi è e come si comporta Berlusconi, figuriamoci se la Casa Bianca fa dipendere le proprie politiche dalla maggiora o minore simpatia per questo o quel leader. Finirà come finisce in tutti i rapporti sociali, dai summit delle potenze alle riunioni di condominio: pensi magari che Caio o Tizio sia un emerito fesso ma non necessariamente lo prendi a cazzotti.
Credo che si debba fare attenzione, invece, all’Italietta che il battutismo berlusconico prefigura e che, infatti, si materializza ogni giorno di più sotto i nostri occhi. Un’Italietta chiusa su se stessa, impotente ma arcigna e presuntuosa. Convinta, sempre, di essere un poco più furba degli altri. Convinta, peraltro, che degli altri si può fare anche a meno, e se non ci amano va dà via i ciapp. Succube di tutte le mode, da Halloween all’happy hour agli onnipresenti Suv che non hanno mai visto una strada sterrata, e insieme certa di averle inventate lei, le mode. Pronta a tranciare giudizi sommari, provinciali quando va bene, da ignorantoni da bar quando va peggio. L’Italietta che dice, alla Gasparri, che Al Qaeda è contenta per la vittoria di Obama, senza sapere davvero nulla di serio né su Al Qaeda né su Obama. Quella roba lì, insomma, da piccolo borgo padano dove, se vai in piazza la domenica mattina e ti siedi su una panchina, senti risolvere tutti i problemi del mondo.
Più seriamente: un’Italietta che non sa (e, peggio, nemmeno vuole sapere) che negli Usa le battute a sfondo razziale sono prese sul serio. Se il Berlusca fosse un americano bianco e avesse fatto quella battuta su Obama, per dire, nell’ufficio postale di una cittadina americana, non se la sarebbe certo cavata dando del coglione a destra e manca. Proprio come non si mette una mano sulla spalla di una ragazza dell’Arabia Saudita, non ci si soffia il naso in pubblico in Giappone (e tanto meno si fanno battute sulla moglie propria o altrui, vero Berlusca?), non si fanno domande sulla salute personale agli anglosassoni in genere.
Conosco diverse persone che hanno lavorato o lavorano nelle aziende di Silvio Berlusconi. Tutti confermano che negli affari, il Cavaliere si circonda di collaboratori di primissima qualità, professionisti seri e inappuntabili. Ma l’Italia che lui vuole per noi non è quella di Berlusconi, è quella del Berlusca. Spaccona e grossolana, inutilmente arrogante e mediocre. Date un’occhiata alla programmazione televisiva, agli infiniti giochini a premio, agli show della domenica. Fate caso alla schiera infinita di belle ragazze ucraine e romene che mettiamo, in qualunque canale, a ogni ora del giorno e della notte, ad agitarsi seminude per propagandare i prodotti più improbabili. Turatevi il naso e leggete certi giornali di destra, solo per notare che cosa dicono sugli stranieri, anche se tutte le ricerche dimostrano che gli immigrati sono ormai essenziali al buon funzionamento della nostra economia. Questa è l’Italietta del Berlusca battutista, mica l’Italia del Berlusconi mago dell’industria e della finanza. Perché voglia far vivere noi nella prima e vivere lui nella seconda, ecco la domanda secondo me decisiva.
Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono vice direttore di Famiglia Cristiana e responsabile dell'edizione online del giornale. © 2008, ↑ Fulvio Scaglione – Giornalista
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Daniele, Napoli
8 November 2008 at 16:58
non tralascerei di ricordare, caro Scaglione, le gravissime colpe degli evasori / elusori fiscali.
Ed anche le colpe – non meno gravi, secondo me – di alcuni politici e sindacalisti che aiutano i loro conoscenti a trovare un posto di lavoro anziché contribuire a creare lavoro per tutti, aiutano le persone con le prenotazioni per gli ospedali anziché contribuire ad avere ospedali più efficienti, e così via. Cose simili ci sono ovunque, anche all’estero, ma da noi nel Meridione c’è questo senso della ‘famiglia’ che se da una parte aiuta dall’altra ci impedisce di crescere e migliorare veramente.
Fulvio Scaglione
8 November 2008 at 20:00
Caro Daniele,
mia moglie e la sua famiglia sono di Napoli, città che adoro disperatamente, e quindi credo di avere abbastanza bene in mente ciò a cui ti riferisci. D’altra parte, e penso proprio a me e ai miei familiari, quanti problemi si possono risolvere, soprattutto al Sud, con le classiche “vie traverse”?
Apprezzo il tuo discorso anche per un’altra ragione, a cui tengo molto. E’ la stessaragione per cui il discorso dela “casta”, riferito ai poliici, mi convince poco. Se i politici sono una casta, lo sono anche i piloti Alitalia, i taxisti, i notai, i medici, i baroni universitari, i giornalisti, gli avvocati, i commercianti. I politici non sono diversi dal popolo e il popolo ha gli stessi difetti dei politici. Un problema nel problema è che ci piace illuderci del contrario.
Per questo nelle penose gaffe di Berlusconi non vedo tanto l’inadeguatezza di un leader ma il ritratto grottesco di un Paese che si crede migliore di quanto sia. Proprio, guarda caso, come Berlusconi.
Ciao, a presto
Fulvio