Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Caro Grillo, se una canoista non sta bene al Governo, che ci fa un comico in politica? Ha fatto più la Idem come atleta di te come attore...
Sono curioso di vedere quante articolesse compariranno, sulla stampa che tanto dice di amare i cristiani perseguitati, sulla grande fregatura che il regime sciita-curdo che governa l’Iraq ha tirato ai caldei. Scommetto sapendo di vincere, perché conosco bene i retori nostrani. Dunque, a Baghdad succede questo. Si approssimano le elezioni provinciali (14 consigli da rinnovare su 18, 440 seggi da assegnare in tutto il Paese) e il Parlamento è stato chiamato a votare la legge che deve regolarle. Uno dei capitoli più spinosi riguardava la rappresentanza delle minoranze, per prima quella cristiana che è anche la più numerosa. Bene: la legge garantisce ai cristiani 3 (proprio così: tre) rappresentanti e altri 3 sono garantiti rispettivamente a yazidi, shabaki e yazei. voto del Parlamento iracheno: 106 sì su 150 deputati.
La fregatura (ma il vescovo vicario caldeo di Baghdad, Shlemon Warduni, lo ha chiamato “un tradimento”) è molteplice. In primo luogo, i tre seggi riservati ai cristiani sono un insulto. I cristiani, nonostante l’emigrazione indotta dalle violenze, sono diverse centinaia di migliaia. Diciamo mezzo milione, sapendo magari di abbondare un pò: ma la popolazione totale dell’Iraq non supera i 28 milioni di persone e i cristiani sono iracheni da prima dei sunniti e degli sciiti. Non solo: lo scarto numerico tra cristiani e yazidi o shabaki è enorme, pur nella limitatezza dei numeri, e tre seggi contro uno è un’assurdità. Infine: le violenze hanno disperso i cristiani, impedendo loro di “far gruppo” almeno per eleggere qualcuno dei loro. E ben vediamo quanto succede nella regione di Mosul, dove hanno finito per concentrarsi: gli sparano addosso per spingerli ad andarsene anche da lì, perché il loro voto non possa influenzare la contesa tra arabi sunniti e curdi sunniti per il controllo dei campi petroliferi di Kirkuk. Tagliati fuori dalla rappresentanza politica, i cristiani sono destinati a contare assai meno d nulla. Non potranno neppure far sentire la propria voce.
Monsignor Warduni ha anche detto: “Tutte le promesse che abbiamo ricevuto dalle massime cariche dello Stato si sono rivelate purtroppo vane. E il mondo sta zitto”. Ha ragione. Perché taccia il mondo, non lo so. Ma so bene perché tacciono i moralisti italiani: perché l’Iraq è la gloria del neoconservatorismo, e il suo regime attuale una luccicante democrazia, così spesso indicata come un modello di successo sull’islam retrogrado e assassino che non la si può più criticare. Sono i trinariciuti dell’americanismo quelli che strillano e tacciono secondo il doppio standard. E sono sempre loro a tacere con grande rigore quando qualche protetto della Casa Bianca fa esattamente le stesse cose che, fatte da altri, provocano le loro proteste.
E a proposito di Casa Bianca. L’Iraq, come sappiamo, è un protettorato americano. Il Governo sciita-curdo di Nur al Maliki sta in piedi perché Baghdad e regione sono custoditi da 160 mila soldati Usa e da 180 mila contractors che, in quasi tutti i casi, fanno un lavoro da militari. Dunque: il governo Usa non ha nulla da dire sul modo in cui Maliki e i suoi trattano i loro concittadini cristiani? Non aveva il potere di imporre un po’ più di ragionevolezza? Non ha ancora capito quanto conta il tramite dei cristiani, per capire l’Iraq e farsi capire dagli iracheni? La risposta è scontata. La scommessa l’ho già vinta.
Un bel pezzo sulla situazione irachena è stato pubblicato da Luca Geronico su Avvenire del 4 novembre 2008 http://www.avvenire.it
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