Confesso di non avere un’opinione troppo definita sulla vicenda di Marina Petrella, 54 anni, la terrorista latitante in Francia e ricercata in Italia dopo una condanna all’ergastolo, la donna alla quale il presidente Sarkozy ha concesso di fatto l’impunità bloccandone l’estradizione verso il nostro Paese e le nostre carceri. Per istinto, sarei portato a non avere molta pietà di simili personaggi: abbastanza idioti da credere che il destino dell’umanità possa essere migliorato con l’omicidio; in gamba e risoluti quando si trattava di sparare nella schiena alla gente ma fragili e indecisi quando poi si è trattato di sopportare le conseguenze di quegli atti. La stessa gente che ha reso più triste e pericolosa la mia gioventù e quella di tanti altri ragazzi italiani: me li ricordo bene, io, i giorni del sequestro del giudice D’Urso, dell’assassinio del generale Galvaligi e del vicequestore Vinci, le prodezze a cui la Petrella ha partecipato.
D’altra parte pare che la Petrella sia davvero conciata male, dal punto di vista della salute, ed è vero che i reati furono da lei commessi molti anni fa. E’ altrettanto vero, infine, che la Petrella riuscì a sbarcare in Francia dopo essere uscita da un carcere italiano a causa delle lungaggini processuali, quindi è con noi stessi che dobbiamo prendercela se adesso Sarkozy può giocare al buon samaritano.
Di una cosa, però, sono sicuro: non sopporto quell’arietta presidenzial-mondana che spira da tutta la vicenda, con le sorelle Bruni così intenerite dalla sorte della Petrella, proprio di lei, con tanti italiani che stanno male in giro per il mondo. Mi dà un fastidio pazzesco che le due, tra una canzonetta e un party, si siano precipitate in ospedale a comunicare la lieta novella all’ex brigatista, per poi diffonderla al mondo nel solito profluvio di interviste e comparsate. Non sopporto che queste due riccone, emigrate a Parigi negli Anni di Piombo per campare tranquille e serene, facciano ora la predica a noi che siamo rimasti, a noi che vedevamo sfrecciare le volanti per strada e scrutavamo sconvolti i telegiornali con la faccia dell’ennesimo morto ammazzato.
Ma perché questi privilegiati non si accontentano di godersi la vita, non sfruttano la fortuna in silenzio? Perché devono anche venire a insegnarci la pietà, il buon senso, la storia, la politica, di cui hanno sempre e solo visto la faccia esposta al sole? Possibile che il successo renda così presuntuosi e invadenti?
Recent Comments