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LA COREA DEL NORD RINUNCIA ALLA BOMBA, ECCO CHE COSA CI GUADAGNA

      L’accordo raggiunto ieri per bloccare la corsa alle armi nucleari della Corea del Nord è una vittoria per tutti. Per gli Usa, che tra i cinque Paesi (con loro Giappone, Cina, Corea del Sud e Russia) impegnati dal 2002 a far ragionare il regime di Kim Jong Il erano quello più bisognoso di un successo d’immagine e di sostanza. Per la Corea del Nord, forse l’ultimo Paese stalinista del mondo, dove i 23 milioni di abitanti sono ciclicamente colpiti da devastanti carestie, un terzo della popolazione è cronicamente malnutrito e il regime, visto il mistero sulle reali condizioni di salute del Caro Leader, è minacciato di clamorosi sconvolgimenti. Per l’Asia e per il mondo intero, che non hanno certo bisogno di ulteriori crisi politiche e militari.
      E’ chiaro, però, che a guadagnarci più di tutti è proprio la Corea del Nord. Intanto per i termini dell’accordo: avrà aiuti economici e politici e uscirà dalla “lista nera” in cui il Dipartimento di Stato degli Usa allinea gli Stati canaglia o sponsor del terrorismo. Essere nella lista vuol dire subire sanzioni economiche e, più in generale, subire l’ostracismo della più potente nazione del mondo. Appena la Casa Bianca ha annunciato di aver depennato la Corea del Nord, dal Giappone sono partite dichiarazioni distensive che possono preludere, se Kim Jong Il (o chi per lui) manterrà i patti, a nuovi e più intensi rapporti economici e commerciali.
     Da non trascurare anche il fatto che, in base all’accordo raggiunto, le verifiche a cui l’industria atomica della Corea dovrà sottoporsi, saranno di certo meno invasive di quelle che gli Usa avevano in un primo tempo previsto. Ancora qualche mese fa si parlava di ispezioni improvvise a qualunque sito o centrale, e infatti il regime coreano aveva annunciato l’intenzione di riprendere gli esperimenti e i lanci di missili. Adesso sarà la Corea a sottoporre alla Cina un elenco di verifiche che gli altri Paesi dovranno accettare o respingere. In ogni caso, le ispezioni della diplomazia internazionale e dell’Agenzia atomica dell’Onu saranno concentrate soprattutto sull’eventuale uso di combustibile al plutonio per produrre bombe atomiche, piuttosto che sull’uso di uranio arricchito per produrre materiale fissile.
      Questo canale privilegiato Corea del Nord – Cina è un altro dei risultati che Pyongyang può segnare al proprio attivo. Il cono d’ombra di Pechino comporta qualche obbligo ma offre indubbi vantaggi. Già oggi la Cina fornisce il 50% del cibo e il 90% dell’energia che il disastrato alleato coreano consuma. La presenza e l’attivismo delle aziende cinesi in Corea cresce di giorno in giorno e gli investimenti diretti contano ormai per più di 2 miliardi di dollari l’anno. Ma non solo: secondo un rapporto del Congresso americano, a ogni carestia (quella di fine anni Novanta provocò 2 milioni d morti) la Cina fornisce cibo e generi di prima necessità direttamente all’esercito e alla polizia della Corea del Nord, in modo da convogliare gli aiuti internazionali verso la popolazione senza dover intaccare il benessere, e con esso la fedeltà al regime, dei corpi armati dello Stato. 
      Certo, tutto si paga. E forse Kim Jong Il e i suoi generali hanno dovuto accantonare le spropositate ambizioni nucleari anche in omaggio a Pechino e al suo desiderio di veder garantiti, nel cortile di casa, quell’ordine e quella stabilità così necessarie allo sviluppo dell’economia cinese. Non stupisce, dunque, che proprio negli Usa si oda qualche borbottìo (quelli di McCain, per esempio) sulle condizioni di questo accordo. Ma per come vanno le cose, anche sottilizzare all’eccesso sarebbe sbagliato. Ci saranno meno bombe atomiche nel mondo, per ora va bene così.

Pubblicato su Avvenire del 12 ottobre 2008   http://www.avvenire.it 

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