I Sofri e i Bachelet, che hanno criticato l’esperienza del “Governo ombra” varato dal Pd dopo la vittoria elettorale del Pdl, sono stati giudicati con lo stesso atteggiamento con cui si guarda a un cane in chiesa: perplessità, stupore, sdegno, sarcasmo. Secondo me hanno assolutamente ragione: del Governo ombra non saprei indicare più di quattro o cinque ministri, per di più tirando a indovinare sui relativi dicasteri ombra. Ignorante e distratto io, certo. Ma ‘sto Governo ombra chi lo vede, chi lo sente, dove sta, che fa? Quanto influisce sulla situazione politica? Quanto tocca la coscienza degli italiani?
Un po’ dipende dalla qualità dell’opposizione del Pd. O forse dovrei dire dalla quantità, che a sua volta dipende dai giorni. Il lunedì siamo tutti ragionevolezza, dialogo e fair play, il martedì c’è l’autoritarismo, la democrazia dimezzata, un po’ di razzismo, un pizzico di fascismo, più in generale lo sfascio del Paese, il venerdì si collabora di nuovo alla salvezza di Alitalia. E che è? Da che parte sta? Poiché gli altri non si smuovono dalle loro convinzioni, quelli del Pd finiscono per risultare un po’ nevrotici. O danno l’impressione di non saper che pesci pigliare. Persino a me, che considero certi aspetti dell’attuale Governo Berlusconi una iattura nazionale in carne e ossa, altro che ombra.
Detto questo, va sottolineato un altro aspetto, che non dipende da Veltroni né dai suoi pseudo-ministri. Ed è questo: il Governo ombra è un’istituzione politica che è nata e si è sviluppata nell’ambito del cosiddetto “sistema Westminster”, cioè di quel sistema che dalla Gran Bretagna si è diffuso nei Paesi del Commonwealth (Australia, Canada, India, Nuova Zelanda, Sudafrica, Singapore e altri). Tale sistema non è il frutto di una Costituzione scritta ma di un’evoluzione storica basata sull’uso e sulla tradizione, di cui il Parlamento è depositario in quanto luogo centrale della sovranità. Il Governo è l’organismo chiamato a difendere l’interesse del cittadino ma sempre al Parlamento deve rispondere se vuole ottenere e difendere la propria legittimità.
Proprio per questo il leader dell’opposizione (cioè il leader degli sconfitti) ha uno status ufficiale, sancito e garantito dalla Costituzione. Ha il diritto-dovere di essere ascoltato e consultato in merito a particolari decisioni o a iniziative politiche bipartisan. E in genere, quando una maggioranza politica viene sconfitta e deve cedere il passo a quella che era l’opposizione, il leader del Governo ombra diventa premier e i ministri del Governo ombra diventano, con gli stessi incarichi, ministri del governo effettivo.
Nulla di tutto questo vale per l’Italia. E’ quindi impossibile, anche tecnicamente, che un Governo ombra da noi possa funzionare. E infatti non funzionò l’unico altro esempio che si ricordi, il Governo ombra varato nel 1989 da Achille Occhetto, allora segretario del Partito comunista italiano, in opposizione al sesto Governo Andreotti. D’altra parte, come prova del nove: davvero pensate che se domani, per un caso qualunque, il Pdl diventasse opposizione e il Pd maggioranza di Governo, Matteo Colaninno diventerebbe ministro allo Sviluppo Economico, Andrea Martella alle Infrastrutture e Roberta Pinotti alla Difesa? In Gran Bretagna sì, da noi mai.
Per il Governo ombra: http://www.partitodemocratico.it
fabio cangiotti
7 October 2008 at 21:54
Il problema è che il Pd è ancora groggy per la sconfitta, è confuso e non sa bene che direzione prendere, mentre Berlusconi è onnipresente e per ora approvato, a torto o a ragione, dalla maggioranza degli italiani. D’altra parte, che cosa poteva fare il povero Veltroni, ereditando la sconfitta del progetto prodian-ulivista? L’Ulivo prima versione ci stava e io l’ho votato almeno fino a Rutelli.
Ma poi è diventato chiaro che la riedizione era una coalizione raffazzonata e messa lì “contro”, ma priva di un vero progetto unitario. Impossibile unire anime tanto diverse, altro che pasticcio in salsa pannelliana! Molti cattolici diciamo possibilisti hanno poi mollato Prodi perchè era difficile sopportare di essere alleati con tanti nemici dichiarati della Chiesa. A che pro? Per sentirsi accusare, come è capitato alla Binetti da parte di qualche alleato di governo, di “doppia appartenenza”? Senza che Prodi facesse una piega, paralizzato come era dalla necessità di tenere sui numeri? Ma non era precisamente questa la motivazione di tante persecuzioni antiebraiche? Che dignità rimaneva ai cattolici in una simile compagine? Meglio Berlusconi, che di temi etici se ne frega, ma non si sognerebbe mai di sfregiare o vituperare il mondo cattolico.
Perciò secondo me Veltroni ha provato l’unica via possibile, perdendo la partita tutto sommato in modo onorevole, ma gettando le basi di una ridefinizione della sinistra italiana. Il non detto della cosa (perchè non si può dire) è che questa identità deve necessariamente essere quella di un partito …conservatore di sinistra. Questo credo intenda Walter quando parla di “vocazione maggioritaria”. Sapendo benissimo che i partiti della sinistra massimalista sono in realtà reazionari (come possono essere altrimenti definiti partiti che vorrebbero ancora provarci con quel cadavere politico del comunismo?), ma che neanche questo si può dire…Invece Veltroni (o chi per lui) deve riconquistare il ceto medio-basso e piccolo-borghese, quello medio-alto ce l’ha già. Dico questo a lume di naso, ricordando che quando ero piccolo, il pubblico impiego, i medici, insegnanti e mettiamoci pure preti e suore votavano in modo compatto a destra, mentre oggi prevale in queste categorie (a vario titolo ontologicamente conservatrici!) la tendenza a sinistra. Mentre molti operai, soprattutto al nord, votano a destra!
Perciò la sinistra deve avere il coraggio, mantenendo naturalmente i suoi tipici valori di solidarietà, democraticità, attenzione ai diseredati, ai diversi, agli immigrati, al pcifismo ecc. di riconoscere e di assumere come propri alcuni valori “dormienti” ma inestinguibili, in primo luogo una qualche forma di patriottismo non retorico ma sincero e sobrio. Non credo un caso, se i simboli contano ancora qualcosa, che i colori del Pd siano bianco, rosso e verde, un verde un po’ più acceso di quello della bandiera, ma insomma…
Non era possibile che la bandiera venisse tirata fuori solo per la nazionale di calcio, evidenza di un sentimento a lungo represso, che peraltro Berlusconi ha saputo cogliere per primo. Poi ci sono altre cose a mio modesto avviso, ma per oggi non ti vorrei tediare di più.
Intanto già mi rende allegro pensare alla faccia dei miei amici di sinistra (tra cui anche qualche comunista naturalmente) che sbavano per Obama (per cui tifo anch’io, solo che loro conta soprattutto come rivincita), quando si accorgeranno che Obama è più a destra di Berlusconi! Paradossi della politica…
Saluti da Fabio cangiotti
fulvio scaglione
9 October 2008 at 19:37
Caro Fabio,
capisco ma non sono del tutto convinto. Anch’io penso che la partita giocata da Veltroni (andare da solo, o quasi, alle elezioni) era l’unica dignitosa e utile possibile. E fin lì, ok. Ma dopo? Che opposizione è un’opposizione che si fa sfuggire, tanto per dirne una, una porcata come l’emendamento salva-manager inserito nella legge su Alitalia? O che non riesce a far capire agli italiani che on ha senso varare con la fiducia una riforma della scuola dove di tutto si parla tranne che di programmi di studio?
Inoltre: perché le categorie che citi (medici, insegnanti, ecc.) dovrebbero essere “ontologicamente conservatrici”? Pensi che siano progressisti i pensionati, i taxisti, le partite Iva che votano massicciamente per il Cavaliere?
Credo che le cose siano più complesse di così. E che uno dei vantaggi politici del centrodestra sia quello di far credere gli italiani che questioni assai complesse possono avere risposte assai facili e sommarie. Fin che dura…
ciao, a presto
Fulvio
fabio cangiotti
10 October 2008 at 18:04
Caro Fulvio,
hai ragione, la destra semplifica, come ha anche lamentato Michele Serra, ma il punto è che la sinistra è un groviglio insopportabile di complicazioni. Il “popolino” che vota Berlusconi è pragmatico quindi conservatore fino alla rozzezza perchè è stufo della raffinatezza inconcludente del “progressismo” italiano e della sua vantata superiorità morale(?). D’altronde, se stiamo alla morale e alla convenienza,anch’io preferisco il cafone miliardario politico parvenu che dice pane al pane al dittatore iraniano, al raffinato dicitore uscito dalla Normale di Pisa, che ha studiato fin da bambino da leader e che va a braccetto con gli amici terroristi del predetto dittatore: non c’è paragone, al di là delle idee.
Ho citato categorie conservatrici che pensano sè stesse come progressiste, mentre perlopiù non lo sono che a chiacchiere (i preti peraltro meritano tutto un discorso a parte).
Non parlerei di “riforma” Gelmini ma di razionalizzazione necessaria e per me condivisibile; il problema della scuola non credo risieda nei programmi. Il maestro unico o prevalente vige in tutta Europa, anche nelle scuole di eccellenza. Dov’è lo scandalo? Il problema della disciplina qualcuno doveva pur affrontarlo prima o poi. Lo stesso dicasi del sistema di valutazione. Sono piccoli passi ma significativi, per cui a mio avviso la protesta è risibile.
Non parlo poi dello scandaloso coinvolgimento dei bambini in alcune iniziative di occupazione, come ha anche riportato Famiglia Cristiana di questa settimana, senza peraltro criticare, ciò di cui mi sono lamentato col Direttore.
A presto fabio cangiotti