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CHAPEAU A SARKOZY, CHE SULL’AFGHANISTAN FA SUL SERIO

      I francesi staranno sulle scatole a mezzo mondo, ma che Paese la Francia! E’ passato giusto un mese da quando i talebani, in Afghanistan, uccisero in un solo attacco dieci soldati francesi, decapitandone due, nella peggior giornata vissuta dalle forze armate d’oltralpe negli ultimi 25 anni. L’emozione è stata enorme, il Governo del premier Fillon (e di Sarkozy, ovviamente) ha affrontato pressioni gigantesche da parte di un’opinione pubblica ovviamente sotto shock. Ebbene, ieri il Parlamento francese ha deciso con una larghissima maggioranza (343 “sì” contro 210 “no”) non solo di proseguire la missione in Afghanistan ma di aumentare il numero dei soldati di 100 unità e per dotare i 2.600 uomini del contingente di armi più potenti e mezzi più sicuri: nuovi elicotteri, droni, artiglieria da montagna, apparecchiatura per la sorveglianza elettronica.      Le cronache della strage avevano rischiato di distruggere l’orgoglio nazionale. Secondo documenti filtrati dagli uffici Nato, i soldati francesi caduti nell’agguato avevano finito le munizioni dopo poco più di un’ora di combattimento e avevano presto perso il contatto radio con la base, restando così in balia degli assalitori. Il premier Fillon ha smentito le indiscrezioni dei giornali (“La realtà”, ha detto, “è abbastanza crudele anche senza aggiungere menzogne”) ma non ha certo convinto l’opinione pubblica.      In questo clima, Sarkozy ha giocato e vinto una sfida politica e personale che lo ha riportato ai suoi tempi migliori. Fino a poco tempo fa, la Francia era l’unica democrazia occidentale il cui esercito poteva essere mobilitato e spedito in missione senza bisogno di un voto del Parlamento. Poi la Costituzione è stata emendata e il voto parlamentare è diventato necessario per qualunque missione di durata superiore ai 4 mesi.      Sarkozy avrebbe potuto far finta di niente, perché le operazioni francesi in Afghanistan sono cominciate nel 2001, ben prima che l’emendamento costituzionale entrasse in vigore. Ma ha voluto passare ugualmente per il Parlamento: un po’ per dimostrare di essere sempre forte, un po’ per dare ai provvedimenti un sapore più “nazionale”. Possiamo solo applaudire: l’Afghanistan è una partita decisiva, come anche le sanguinose turbolenze in Pakistan dimostrano. Sarkozy la gioca seriamente, chapeau!  

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