Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Sì ai droni, sì a Guantanamo. Parla #Obama, il premio Nobel per la pace.
Si sarà capito, da quello che scrivo, che non sono un simpatizzante acritico (ok, è un eufemismo) del Governo Berlusconi e della maggioranza che lo sostiene. Ma sulla questione Alitalia non ho dubbi: meglio, molto meglio il Cavaliere di Walter Veltroni e del Partito Democratico. Non discuto le argomentazioni tecniche e mi rendo conto delle storture al mercato e alla concorrenza che Berlusconi metterebbe in atto per convincere i famosi sedici “capitani coraggiosi” dell’imprenditoria italiana a prendersi, in condizioni di assoluto favore commerciale (i debiti a noi, le prospettive di guadagno a loro), la patata bollente della compagnia aerea di Stato.
Dal mio punto di vista, però, c’è in ballo una questione che supera il pur fondamentale problema dei 20 mila posti di lavoro a rischio. E la questione è: una compagnia di bandiera non è solo un’azienda del trasporto aereo ma è anche (e soprattutto) una porta del Paese aperta sul mondo. Non a caso, tutti i Paesi del G8 hanno una compagnia di bandiera.
Questa “porta” svolge due enormi funzioni. Convoglia i turisti verso il nostro Paese, che deve al settore turismo il 7% del proprio Prodotto interno lordo e 2 milioni di posti di lavoro (su 24 milioni e mezzo di persone in età da lavoro). Secondo i dati Federalberghi, nel 2007 i pernottamenti degli stranieri sono aumentati dell’1,5%, passando a 109,5 milioni dai 107,8 milioni del 2006, e quelli degli italiani sono diminuiti dell’1,1%, passando dai 140,4 milioni del 2006 a 138,9 milioni. Inoltre: secondo l’Ufficio Italiano Cambi, nel 2007 gli stranieri hanno speso in Italia 31.079 milioni di euro (più 2,3% rispetto al 2006), mentre gli italiani hanno speso all’estero “solo” 19.278 milioni di euro (più 7,2% rispetto al 2006). Il che vuol dire che abbiamo guadagnato 11.351 milioni di euro (- 5,2% rispetto al 2006).
Ma l’aspetto economico non è tutto. Sempre secondo l’Uic, nel 2007 i clienti stranieri nei 33 mila alberghi italiani sono stati 24 milioni e mezzo, per un totale di 125 milioni di pernottamenti. Il che vuol dire che ogni straniero si è fermato in media più di 5 notti in Italia, creando nel suo Paese un capitale di conoscenza dell’Italia, di esperienza del nostro popolo, di simpatia verso la nostra cultura, le nostre abitudini, i nostri costumi.
Certo, tutto questo funziona se noi siamo capaci di farlo funzionare. E il caso Alitalia dimostra che spesso non lo siamo: nessun Paese in cui il turismo ha il peso economico che ha nel nostro avrebbe devastato la compagnia aerea di bandiera, come abbiamo fatto per noi, per placare gli appetiti della politica e del sindacato. Nondimeno, l’importanza di Alitalia (o British Airways o Iberna, quella che volete) resta. E la funzione di una compagnia di bandiera anche.
L’unico a dare l’impressione di rendersi conto di tutto questo è stato Berlusconi. Certo, l’ha messa giù alla sua maniera, con la retorica dell’italianità offesa e così via. Ma tra lui e un leader che nel momento più drammatico della trattativa se ne va a New York a presentare il suo romanzo, in questo caso non c’è proprio partita.
cacioman
22 September 2008 at 06:55
E il bell’intervento durante la campagna elettorale del tipo “cordata sì, cordata no, la terra dei kaki”, con l’unico scopo di assecondare la Lega su Malpensa e fal saltare la trattativa con AirFrance, era da statista ?
Quello che e’ venuto dopo e’ stata una versione di “Vacanze sul Nilo” con gli scenari della marana della Magliana.
Per quanto riguarda l’impegno oggi profuso da Silvio, mi pare che semplicemente veda il pericolo di un effetto boomerang e per questo oggi e mediaticamente presente AllDayLong.
Walter che scrive un libro e lo presenta agli amici del village, e’ sempre meglio di uno che confonde le quote rosa con “Lanterne Rosse”.
Ravvediti!
Ciao
Fulvio Scaglione
22 September 2008 at 22:55
Caro Cacioman,
mi sa che su questo punto specifico terrò duro. Che il Silvio nazionale abbia fatto fallire la trattativa con Air France per usare l’italianità in campagna elettorale, è più che probabile. Resto però dell’idea che una compagnia di bandiera sia indispensabile a un Paese come l’Italia, per le ragioni che ho cercato di esporre. Quindi sono incline ad applaudire anche Silvio se lavora, oltre che per gli interessi suoi, per uno scopo che mi pare utile un po’ a tutti noi. E qui, sule prime note dell’Inno di Mameli, passo e chiudo.
Stammi bene, a presto
Fulvio
P.S.: nulla da dire su Walter che scrive romanzi, per carità. Ma sai quanti commenti ho sentito sul fatto che mentre Alitalia sprofondava lui se ne stava a New York, nell’appartamentino di Manhattan comprato per la figlia che a vent’anni, certo per merito, faceva l’assistente alla regia di Wim Wenders? Io lo capisco, ho due figlie e mi leccherei i baffi se i miei libretti avessero un decimo del successo dei suoi. Ma io mica faccio il segretario del Pd, no?
mirella
23 September 2008 at 13:26
Caro Fulvio,
stavolta non sono affatto d’accordo, come la maggior parte delle altre volte. Una compagnia di bandiera indispensabile? Ma quando mai? Ma cos’è ‘sta mania? Perchè gli stessi aerei in mani propiretarie diverse non verrebbero in Italia, se l’affare, turisticamente parlando, è l’Italia?
E poi, scusa, bandiera di che: degli scioperi selvaggi che lasciano a terra i preziosi turisti attirati dalle bellezze del Belpase per farli bivaccare ore e ore negli aeroporti?
I dati realtivi al turismo che hai riporato non dicono di quanto è calato negli ultimi anni, a favore di mete si altri Paesi. E comunque, se anche la compagnia fosse francese o tedesca mica avrebbe le insegne straniere: avrebbe la stessa bella coda tricolore a l’amato nome Alitaglia. Pardon, Alitalia.
Ciao, mirella
Fulvio Scaglione
23 September 2008 at 14:23
Cara Mirella,
come tu sai, negli ultimi anni l’Italia, intesa come meta turistica, ha perso terreno e posizioni rispetto alla Francia e alla Spagna, che sono i nostri tradizionali e naturali “concorrenti”. Le ragioni sono diverse, ovviamente, ma il (non) funzionamento della nostra compagnia di bandiera ha sicuramente avuto il suo peso. su questo, come vedi, siamo perfettamente d’accordo. I nostri pareri divergono sulle conseguenze da trarre: tu dici, chi se ne importa della compagnia di bandiera; io dico, teniamoci la compagnia di bandiera e facciamola funzionare.
Questo perché non credo che avere o non avere una compagnia di bandiera sia la stessa cosa. Senza tante cifre: pensa a che cos’era l’aeroporto di Orio al Serio prima dei voli low cost. Chi vola, dove vola e come vola fa una differenza importante.
Ciao, a presto
Fulvio
mirella
23 September 2008 at 16:03
Facciamola funzionare??? Ma se non ci siamo mai riusciti! Con QUESTA classe politica, QUESTI imprenditori, QUESTI DIRIGENTI e QUESTO Anpac? La cosa pazzesca di tutta ‘sta vicenda è che non si possono nemmeno distribuire torti e ragioni: hanno torto marcio tutti quanti, presi nelle loro “ragioni”.
Ma questo è quello che passa il convento Italia: se vuoi altro, devi per forza rivolgerti altrove. Purtroppo.
Quanto a Orio, è cresciuto e si è fatto grasso soprattutto con Rayanair. Non mi pare che AirOne sia riuscita a fare altrettanto. Ma va salvata per imperscrutabili ragioni poltiche insieme ad Alitalia.
Ciao, alla prossima!
mi
fabio cangiotti
23 September 2008 at 18:07
Mi rifaccio al commento di Baget Bozzo su Tempi, in sintesi: nullismo della sinistra nella vicenda Alitalia. Come dicevo, io voto a destra, ma penso che sia assolutamente indispensabile per la democrazia, per il Paese e per la stessa destra la presenza di una sinistra riformista forte e autorevole.
Come scrisse il grande Montanelli il giorno dopo la caduta del muro di Berlino: rialzati sinistra, perchè la democrazia si appoggia su due colonne. Per cui penso che in teoria lo spartito di Veltroni sia quello giusto. E’ il direttore che manca di autorevolezza e di senso del ritmo. Qui ci vuole un Blair (giuro che tra Blair e Berlusconi, avrei votato per il primo): ma non si vede per ora all’orizzonte.
fabio cangiotti
Fulvio Scaglione
23 September 2008 at 22:01
Cari amici,
a Mirella: non saprei darti torto su nulla di ciò che dici, ma quasi nulla di ciò che giustamente dici mi fa pensare che uscire dalla partita del trasporto aereo servirebbe a porre rimedio.
A Fabio: d’accordo sull’aspetto teorico. Ma tu parli di uno “spartito” veltroniano che io fatico a individuare. Mi pare che si concretizzi in questo: dire che Berlusca sbaglia tutto ma dirlo sottovoce. Io invece penso che Berlusca non sbaglia tutto, ma che quando sbaglia bisogna gridarlo sui tetti.
Statemi tutti bene, ci sentiamo presto.
Fulvio