La frase “se io fossi ebreo” non ha gran significato. O lo si è o si è qualcos’altro. Però, insomma: se io fossi ebreo, credo che sarei anche disgustato dalla facilità con cui la Shoah e i suoi artefici sono tirati in ballo per evidenti (e quindi irrispettose) ragioni di propaganda spicciola. Saddam Hussein era il nuovo Hitler, Ahmadinejad è il nuovo Hitler, Putin sarà il nuovo Hitler. E poi, naturalmente, tutto rimanda agli anni e alle condizioni politiche in cui il nazismo riuscì a crescere e, quindi, ad affermare le proprie aberranti teorie. Il terrorismo islamico, le pretese nucleari dell’Iran, l’orgoglio nazionalistico di Putin, la Georgia come i Sudeti: tutto uniformemente allude all’Olocausto, con buona pace di tutti coloro che (giustamente, secondo me) lo considerano il Male Assoluto, il paradigma della crudeltà a cui l’uomo può arrivare. E questo non solo per il numero degli ebrei sterminati (nelle Americhe, da un punto di vista strettamente aritmetico, i massacri furono anche maggiori) ma perché lo Sterminio fu organizzato, scientifico, metodico. Perché fu studiato, appunto, come una “soluzione finale”, come il legittimo sbocco delle teorie sulla razza.
Ma questa è filosofia. In realtà sappiamo bene perché filosofi e polemisti da strapazzo tirano sempre in ballo, in modo più o meno velato, l’Olocausto: per tappare la bocca, con il più banale dei ricatti morali, a chi non la pensa come loro. Basta pensare che Glucksmann e Levy sono riusciti a citare Auschwitz persino in un articolo sulla guerra tra Georgia e Russia per capire come funziona il meccanismo. Naturalmente se sei impegnato contro l’ennesimo “nuovo Hitler” cosa vuoi che siano particolari trascurabili come la limitazione dei diritti civili, Guantanamo, Abu Ghraib, gli innocenti fatti fuori e derubricati a “perdite collaterali”, gli insuccessi, gli eccessi politici, le balle, le menzogne? Sei dalla parte del bene, lotti contro il male (anzi, diciamo pure contro il Male Assoluto), ti puoi permettere tutto.
Peter Partner, grande storico e giornalista, nonché autore di almeno un libro che non potete mancare (Il Dio degli eserciti. Islam e cristianesimo: le guerre sante, Einaudi), ha descritto il fenomeno con parole perfette: “Alla base dei conformismi che cementano le società umane nei momenti di crisi c’è la convinzione imposta dall’alto dell’esistenza di un “altro”, o di culture e gruppi stranieri che minacciano la presunta società dei giusti”. I Levy, i Glucksmann e tanti altri come loro proprio a questo servono: a convincerci che il bene siamo noi, qualunque cosa facciamo, male compreso. Ovviamente questo ci impedisce poi di capirci qualcosa. Se il nostro male è comunque bene, com’è che tanti in giro per il mondo ci odiano? Beh, provate a dare un’occhiata a giornali meno conformisti di quelli che girano dalle nostre parti. Per dire l’Herald Tribune di oggi, niente di strano o particolarmente raro. Nella sola pagina 7: un raid di truppe Nato parte dall’Afghanistan, supera i confini con il Pakistan e uccide almeno 7 civili; in Iraq, le truppe Usa uccidono per sbaglio 6 soldati governativi vicino a Tarmija, 50 chilometri a Nord di Baghdad; a Gerusalemme, due ufficiali della polizia di frontiera israeliana saranno processati perché nel 2002, negli ultimi giorni del loro servizio nei Territori, si divertivano a rapire giovani palestinesi per picchiarli e infine lanciarli dalla jeep che filava a tutta velocità. Uno dei palestinesi morì battendo il capo su una pietra.
Nella questione della Georgia (l’aggressore), dell’Ossetia del Sud (l’aggredito) e della Russia (il bullo amico dell’aggredito) il meccanismo destinato a confondere le idee alla gente è scattato con un pizzico di ritardo, perché il caso era clamorosamente chiaro: gli Osseti, che da vent’anni chiedono di riunirsi alla Russia, erano le vittime di un Paese come la Georgia, più forte e per di più appoggiato (con quattrini e armi) dagli Usa e dai suoi alleati (soprattutto Israele e Ucraina). L’attacco a sorpresa dei georgiani, per di più, era stato lanciato mentre all’Onu procedevano le annose trattative tra le parti. Punto e stop, non c’era altro da dire.
E’ evidente che la Russia ha approfittato dell’occasione per dare una bella bastonata alla Georgia. E infatti la comunità internazionale si è mossa per fermarla. Ma tutto questo non c’entra con il preteso “diritto internazionale”, che in certi casi pretende il rispetto della “volontà dei popoli” (vedi il Kosovo ma anche il Nagorno Karabakh) e in altri, misteriosamente, tutto il contrario, e cioè il rispetto della presunta “integrità territoriale” della Georgia.
Fin qui, è tutto ancora prevedibile. Le potenze hanno sempre fatto così, spacciando i propri desideri per legalità e diritto. Quello che non funziona è un’altra cosa: sono sempre più numerosi i Paesi e i popoli che non ci stanno. E che, appena possono, ribattono. Se è difficile immaginarsi ebrei, non molto più facile è immaginarsi cinesi o russi senza esserlo. A me, per esperienza, riesce un po’ più facile indossare il colbacco. E dunque io, presunto russo o cinese, negli ultimi anni mi guardo intorno e vedo questo: la Nato si mobilita per difendere i kosovari dalla repressione della Serbia e degli sgherri di Slobodan Milosevic. L’operazione ha successo e per il Kosovo liberato si studia la soluzione della federazione con la Serbia. A un certo punto, però, gli Usa cambiano idea, trasformano il Kosovo in una loro dépendance, pretendono e ottengono che diventi indipendente. Ma non basta. Gli Usa, contro l’Onu e contro il parere di Francia, Germania, Russia e Cina, attaccano militarmente l’Iraq. Un anno dopo l’Onu è costretta ad accettare la situazione di fatto e a coprire con la propria egida l’ormai avvenuta occupazione. Per finire, la questione della Georgia che, a quanto pare, ha tutto il diritto di bombardare gli Osseti che, poveri illusi, vorrebbero né più né meno ciò che con tanta prontezza è stato concesso ai kosovari. Tutto questo chiamasi, a quanto pare, diritto internazionale.
E’ a questo punto che bisogna immaginarsi russo o cinese. Vi siete cuccati alcuni decenni di comunismo, siete più o meno sopravvissuti, con le unghie e coi denti vi siete difesi dalla stagione delle riforme. Per tutti questi anni vi hanno spiegato, e magari ci avete pure creduto, che l’Occidente vi voleva bene, che il suo modello era il più sano, che la democrazia e la giustizia devono regnare sovrani. E vi siete magari anche un po’ vergognati per il Tibet e per la Cecenia. Siate sinceri: se foste russi o cinesi, adesso non vi girerebbero le scatole?
giuseppe
7 September 2008 at 09:06
Concordo pienamente,con questo tipo di propaganda e di azione politica si giustifica ogni nefandezza, poi si stupiscono che sono odiati da tutto il mondo.
Se continuano su questa strada, si scaveranno la fossa da soli.
Fulvio Scaglione
7 September 2008 at 16:00
Caro Giuseppe,
grazie per la visita e per l’appoggio. Quello che a me pare straordinario è che, dopo un decennio di guerre e di disastri che non ci hanno fatto fare un solo passo avanti, ci siano molti che ancora non lo capiscono. Se almeno Usa ed Europa fossero dominanti nel mondo, avessero il monopolio della forza e della potenza, ma non è successo nemmeno questo. Non ci vuole un genio per capire che bisogna provare qualcos’altro.
Ciao, grazie, a presto
Fulvio