Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

LA NATO IN AFGHANISTAN HA LA STRATEGIA IDEALE PER NON VINCERE MAI

    Ho scritto qualche giorno fa, in un pezzo per Avvenire, che l’Algeria è un caso da manuale dei difetti della lotta al terrorismo che da anni, ormai, occupa la mente degli occidentali. E dell’Afghanistan, allora, che cosa possiamo dire? Come commentare la situazione di un Paese circondato dalle montagne dove più di 60 mila soldati di 136 Paesi (compresi circa 1.400 soldati italiani, che dovrebbero crescere di un battaglione tra settembre e ottobre) sono presenti dal 2001 e dove nei giorni scorsi 10 soldati francesi sono stati uccisi a 20 chilometri dalla capitale Kabul e 3 soldati italiani feriti a 10 chilometri dalla stessa capitale?  Dove da mesi ormai muoiono più soldati stranieri che in Iraq (in giugno 49 contro 31)? Dove dall’inizio del 2008 gli attacchi dei “talebani” sono cresciuti del 40% rispetto al 2007?

    A me pare che Algeria e Afghanistan  mostrino un aspetto comune: lo slogan “lotta al terrorismo islamico” ha spinto a trascurare le particolarità della realtà locale, che nel medio e lungo periodo si rivelano invece decisive. Naturalmente questo non è avvenuto per caso ma perché l’impostazione iniziale spingeva in quel senso. Quante volte abbiamo sentito ripetere il mantra del califfato, quante volte è stato sbeffeggiato chi si affannava a ricordare che l’islam è vario e complesso, quante volte i media hanno dato spazio a politicanti e dilettanti sempre pronti a terrorizzare il pubblico e gli elettori con l’idea di un unico complotto musulmano per conquistare l’Occidente? Il risultato è quello: una sola ricetta (invadere, insediare un Governo amico, costruire basi, far arrivare aziende amiche, ecc. ecc.) applicata a realtà diversissime, dall’Iraq all’Afghanistan al Kosovo appunto, con i problemi che vadiamo.

    Tornando all’Afghanistan, analizziamo i fatti degli ultimi giorni.

1.    I “talebani” attaccano i francesi e uccidono 10 soldati.

2.    Le forze della Nato rispondono con un raid aereo nei pressi di Herat.

3.    Il presidente afgano Karzai protesta, perché nell’attacco della Nato sono state uccisi 76 civili, in gran parte donne e bambini.

4.    Il comando Nato nega ma promette di aprire un’inchiesta.

 

    Basta leggere nei fatti per capire che cosa non va.

1.   Da anni, ormai, non ha senso continuare a parlare di “talebani”. La guerriglia che agisce in Afghanistan è composta da estremisti islamici ma anche, e ora direi soprattutto, da milizie del narcotraffico, contrabbandieri, nazionalisti che mal sopportano sia Karzai sia gli stranieri che lo appoggiano. Un fenomeno tipico nella storia dell’Afghanistan, storia in cui, al contrario, sono stati i “talebani” l’eccezione, la stranezza. Qualcuno però mi spieghi come si può combattere questa guerriglia senza combattere in modo efficace la coltivazione del papavero da oppio (da cui la guerriglia ricava appunto i quattrini per armarsi e organizzarsi) e senza chiarire i rapporti con il Pakistan, che dovrebbe gestire il confine più delicato e stroncare le complicità (anche interne al regime, vedi servizi segreti) che lavorano a favore della guerriglia afgana. Ora il generale Musharraf se ne va, ma sono anni che il problema è lasciato lì a marcire.

2.   Da anni le truppe Nato spesso sparano nel mucchio. I soldati, soprattutto gli italiani, fanno in Afghanistan un gran lavoro ma episodi come questo sono fin troppo frequenti. La realtà è che gli attacchi aerei servono a poco in un Paese fatto di gole e montagne. Bisognerebbe controllare la situazione a terra, ma si rischierebbero perdite maggiori. E, soprattutto, non bastano gli uomini: per occupare l’Iraq (dove ora ci sono 150 mila soldati Usa e 180 mila contractors su 26 milioni di abitanti) sono state tolte risorse essenziali alla spedizione in Afghanistan, che ha 32 milioni di abitanti e una popolazione con un’età media di meno di 18 anni. E sparare nel mucchio certo non aiuta a farsi amiche le popolazioni.

3.     La strage di Herat è stata preceduta dal solito annuncio dei comandi Nato: uccisi 30 talebani. I nostri media, come al solito, hanno preso la velina e l’hanno pubblicata pari pari. Pensate da quanti anni sentiamo o leggiamo “uccisi 10 talebani qui”, “eliminati 20 insorti là”: quanti di questi annunci trionfali dei militari saranno stati come quello di Herat? Quante balle in arrivo dall’Afghanistan o dall’Iraq abbiamo trangugiato? In che misura ci è stata nascosta la realtà dei fatti?

4.   Dopo le proteste di Karzai la Nato ha promesso un’inchiesta. Sappiamo benissimo come finiscono queste inchieste: in nulla. Mentre un ufficiale che ordina un bombardamento come questo, con simili conseguenze sui civili, con un tale danno politico, andrebbe cacciato senza tante storie, anzi, con il massimo della pubblicità.

 

      Domanda finale: se voi foste il marito, il fratello, il padre di una delle donne o di uno dei bambini morti nell’incursione Nato, non vi verrebbe voglia di prendere un fucile e sparare a qualcuno? Se non capiamo questo non vinceremo mai. Né lì né altrove.

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>