Clemente Russo, medaglia d’argento nel pugilato categoria pesi massimi, è un poliziotto. Valentina Vezzali, fenomeno del fioretto e medaglia d’oro anche a Pechino, è una poliziotta. Margherita Granbassi, medaglia di bronzo individuale nel fioretto a Pechino e prima campionessa del mondo, è carabiniere. Sono questi gli atleti italiani che più si sono “esposti” a favore della causa del Tibet. Posso esprimere un dubbio? Ho la sensazione che su di loro, tutti legati a corpi dello Stato, abbiano avuto una certa, non tempestivissima influenza i reiterati inviti del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che aveva più volte chiesto un gesto di critica nei confronti della Cina da parte degli atleti-militari.
A me una simile presa di posizione non dà per nulla fastidio, anzi. Il comportamento della Cina in Tibet è orrendo anche perché il maggior leader dell’opposizione nazionale, il Dalai Lama, è tutto tranne che un incendiario o un fondamentalista. Credo di essere nel giusto e di non offendere nessuno, però, se dico che i tre, che pure hanno un lungo (Granbassi e Russo) o lunghissimo (Vezzali) curriculum internazionale, mai prima avevano manifestato una simile sensibilità alle cause internazionali. Per dire: Russo nel 2007 ha vinto un torneo internazionale in Cina senza proferire verbo sul Tibet. Ha vinto i Giochi del Mediterraneo senza esprimersi, che so, sulla Palestina o sul Libano, sull’Algeria o sulla Libia. La Vezzali nel 2003 ha vinto i mondiali a Cuba: voi avete notizia di sue critiche al regime di Fidel Castro?
Gli altri due campioni che si sono aggiunti alla protesta pro-Tibet sono Josefa Idem e Antonio Rossi, canoisti. Forse perché non dipendono dallo Stato, o forse perché sono un po’ più informati, hanno detto che loro protestano ma che i primi a protestare dovrebbero essere i politici come La Russa, cioè quelli che chiedono il bel gesto agli altri ma poi, quando il Dalai Lama passa dalle loro parti, corrono a nascondersi.
L’ossessione anti-cinese di La Russa è abbastanza incomprensibile. Tra pochi giorni il suo primo ministro, Silvio Berlusconi, firmerà un accordo politico ed economico con la Libia del colonnello Gheddafi. Forse il ministro non lo ricorda, ma Gheddafi è quello che faceva mettere le bombe sugli aerei, quello che ordina ai suoi poliziotti di sparare sulla gente, quello che ci ricatta inondando Lampedusa e il Sud di immigrati clandestini. Ed è là, a qualche chilometro dai nostri confini. Ma a La Russa sta a cuore il Tibet, che ci vogliamo fare.
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