E’ più che possibile che la crisi dei rapporti tra Usa e Russia, esplosa per interposte Ossetia e Georgia, non abbia ancora mostrato i suoi risvolti più avvelenati. C’è però un aspetto su cui ha fatto definitiva chiarezza, ed è il vero scopo per cui gli Usa hanno tanto insistito per piazzare lo scudo antimissile in Ucraina e nella Repubblica Ceca. Ricordate di sicuro i predicozzi che per anni ci siamo sentiti fare. Dagli Usa, come europei, sul fatto che lo scudo ci avrebbe protetti dalle minacce dell’Iran che, per ragioni note solo alla Casa Bianca, avrebbe dovuto colpire l’Europa (che è il suo maggior partner commerciale, soprattutto Italia e Germania) una volta ottenuta la bomba atomica. Come individui ragionevoli, dagli infiniti apologeti italiani della politica americana i quali, una volta ricevuta la parola d’ordine, la ripetono all’infinito dai mille media di cui possono disporre.
E invece: la Georgia attacca l’Ossetia con armi arrivate in gran parte dall’Ucraina; la Russia invade la Georgia; la Nato si mette di mezzo, gli Usa fanno la voce grossa. E subito dopo che cosa succede? Gli Usa e la Polonia, che discutevano da anni, in un paio d’ore trovano l’accordo per dispiegare in territorio polacco, entro il 2012, dieci missili “difensivi”. Si badi bene: il premier polacco Tusk era notoriamente scettico sul progetto dello scudo, ed era per questo in contrasto con il presidente Kaczinski. Anche l’opinione pubblica polacca non ne voleva sapere: fino a due settimane fa, i favorevoli erano, secondo tutti i sondaggi, ben sotto il 50%, mentre adesso sono intorno al 65%.
Tutto è cambiato, in Polonia, dopo la guerra tra Ossetia (e Russia) e Georgia (e Usa). E’ comprensibile che i Paesi rimasti per tanti anni sotto il tallone del Cremlino sovietico nutrano rancori, risentimenti e sospetti. Ma non c’è nessun rapporto tra la situazione della Polonia e quella della Georgia. Nessuna parte della Polonia è popolata da russi che da vent’anni chiedono di essere restituiti alla madre patria, come gli Osseti. Né risulta che il presidente della Polonia si appresti a lanciare una spedizione militare che so, contro Kaliningrad o qualche altra porzione di territorio russo.
E in ogni caso, questo riguarda i polacchi. Ma perché gli Usa vogliono così fortemente lo scudo in Polonia e in Repubblica Ceca? Hanno paura che Vladimir Putin tenti di invadere la Polonia? Su, non scherziamo. Il progetto dello scudo serve ed è sempre servito per tenere d’occhio la Russia, che non solo è un “deposito” fondamentale di risorse naturali (di cui gas e petrolio sono solo le più note) ma è anche in grado, affacciata com’è sull’Europa e sull’Asia, di influenzare l’ormai frenetica corsa al predominio economico tra Cina e Usa.
Mica mi scandalizzo. Le potenze, si sa, non hanno ideali ma solo interessi. E se la Casa Bianca non fosse quella congrega di pasticcioni un po’ bugiardi che sappiamo, potrei persino pensare che sia stato Bush a dare l’ultima spinta a Saakashvili, a indurlo a tentare il colpo in Ossetia, per avere il casus belli intorno a cui costruire l’ultimo arrembaggio al progetto dello scudo.
Temo, invece, che siamo solo di fronte all’ultimo episodio della strategia di questi ultimi anni: in superficie, grandi discorsi sulla democrazia e sulla libertà; appena sotto, una politica di potenza arrogante e confusa che ormai neppure gli Usa possono più permettersi e che provoca scossoni internazionali di cui poi tutti facciamo le spese. Un’ultima cosa: nessuno si è chiesto che cosa possa aver pensato la Cina dello scudo stellare nell’Europa dell’Est. Secondo voi, che morale può aver tratto Pechino da tutta questa storia?
Vincenzo Lucherini
30 August 2008 at 20:18
Caro Vicedirettore,
mi sono imbattuto per caso nel suo sito ed ho letto i suoi articoli sui recenti eventi. Dato che generalmente c’è un coro quasi unanime su stampa e tv a ripetere un “leit-motiv” che pareva appannaggio di epoche passate (gaudienti tutti gridano “abbiamo ritovato il cattivo per antonomasia, la Russia”), fa piacere vedere che Lei, con alcuni, pochi, altri, in genere solo su WEB, parlano fuori dal coro, ragionano, cercano di capire bilanciando i fatti e le informazioni.
Col passare dei giorni, scrivo oggi 30 Agosto, appare purtroppo senza più evidente che l’innesco della crisi, l’attacca ordinato dal Saakascavoli (mi permetta di chiamarlo così), con le contromosse quasi obbligate russe (brutta cosa quando si devono fare mosse obbligate), non era frutto di qualche testa clada georgiana, ma aveva suggeritori e istigatori esterni. Quali? Ovvi, basta vedere chi coccola quel regime, pardon democrazia, da anni, dopo averlo messo in sella.
Personalmente, non sono contento di vedere spezzata la integrità territoriale riconosciuta internazionalmente, con interventi esterni. Per questo, però, ci vuole coerenza da chi critica, vedi caso Kossovo.
Credo però che la gente percepisca questi sporchi giochi che ci sono sotto, nonostante i mass media occidentali presentino ossessionatamente una sola campana. Finiranno, se non si metteranno a ragionare seriamente e professionalmente sulle sfide del presente e sulla necessità di formare un nuovo e bilanciato equilibrio, al posto dello strapotere di uno solo, come finì la stampa tardo sovietica: nessuno ci troverà più nè verità nè notizie.
Spero che persone come lei continuino a poter scrivere e far ragionare.
Cordiali Saluti,
Fulvio Scaglione
4 September 2008 at 16:50
Caro Vincenzo,
(e ti chiedo scusa per il tu, ovviamente reciproco, che è l’unica cosa di prammatica di questo angolino telematico)
ti ringrazio per i complimenti e la solidarietà. Trovo ancor più importante, però, che esista e resista un circuito (me lo confermi proprio tu) che, approfittando del web, resiste a questa disinformacija di tipo sovietico che cerca di governarci con la paura del diverso, che di volta in volta prende le sembianze dell’arabo, del russo, del cinese, ecc. ecc. Negli anni scorsi i grandi quotidiani italiani pubblicavano, con alte grida di stupore, i sondaggi internazionali secondo cui la maggiore causa di guerre e confilitti nel mondo era la politica americana. Si capiva che erano sinceri, proprio non riuscivano a credere che tante persone, nel mondo, la pensassero allo stesso modo. Nello stesso periodo io avevo l’occasione di frequentare la Russia e la sensazione netta che ne ricavavo era questa: li stiamo prendendo per i fondelli e questi, appena potranno, ce la faranno pagare. Ed è proprio quanto sta avvenendo. Pensiamo a quanti articoli sono stati scritti per esaltare i regimi democratici di Ucraina e Georgia, e diamo un’occhiata a che cosa stanno combinando: la politica americana degli ultimi anni è stata questa cosa qui, un misto di dilettantismo, arroganza, forza delle armi e dinamismo economico. Adesso sono rimasti il dilettantismo e l’arroganza e con questi a Russia e Cina non si fa neppure il solletico.
Tanti saluti, spero di “rivederti” da queste parti.
Fulvio