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I PRESIDENTI IRRESPONSABILI CHE MOLLANO SARKOZY PER ABBRACCIARE SAAKASHVILI

      Per favore, segnatevi questi nomi: Lech Kaczinsky, presidente della Polonia; Valdis Zlaters, presidente della Lettonia; Toomas Hendrik Ilves, presidente dell’Estonia; Valdas Adamkus, presidente della Lituania; Viktor Jushenko, presidente dell’Ucraina. Sono gli uomini che sono corsi a Tbilisi per portare solidarietà a Mikhail Saakashvili aggressore dell’Ossetia del Sud, compiendo così un gesto di irresponsabilità politica di raro clamore e pericolosità.
      Dietro la Georgia ci sono gli Stati Uniti, che come alleato politico non sono male. La sfilata di questi presidenti a Tbilisi, invece, sembra fatta apposta per confermare quanto il Cremlino (e non solo lui, anche il signor Ivanov qualunque) pensa da tempo: che ci sia in Europa una santa alleanza, ispirata dagli Usa, che manovra per mettere alle corde la Russia, per assediarla sempre più dappresso con l’avanzata a Est della Nato, per impedirle di giocare nel mondo il ruolo che merita.
      Possiamo anche non essere d’accordo, e io infatti lo sono solo in piccola parte. Che la Nato voglia estendersi quanto più possibile verso Est è un fatto, non un’opinione. Per il resto credo conti soprattutto lo sciocco revanscismo di questo pugno di Paesi, che vive nell’ossessione di far finalmente pagare alla Russia tutti i soprusi e le violenze subite durante i 74 anni di vita dell’Unione Sovietica. Un sentimento comprensibile nel polacco qualunque, nella vecchietta lituana che va al mercato, nell’ucraino che lavora in miniera. Ma incomprensibile e suicida nei politici, che con la Russia devono comunque avere a che fare, se non altro perché è la Russia a fornir loro gas e petrolio.
      Succede invece il contrario: sono proprio i Kaczinsky, gli Jushenko, insomma gli uomini di vertice a eccitare le masse e a farle vivere in un passato di rancori certo giustificati ma comunque irrecuperabili. Mentre la Russia, con l’abilità e il cinismo di Vladimir Putin, mostra ogni giorno di più di saper vivere nel tempo presente, e all’occorrenza di riuscire a sfruttarlo.
       Di quel gruppo di presidenti, l’ucraino Jushenko è l’unico a governare un Paese che non appartiene all’Unione Europea. In quanto tale, compie ugualmente una sciocchezza ma è in parte giustificato. Tutti gli altri, invece, sono esponenti di Paesi Ue, che non si peritano di intralciare la missione diplomatica condotta, per conto appunto della Ue e per una volta con personalità ed efficacia, dal presidente francese Sarkozy e dal suo ministro degli Esteri Kouchner. D’altra parte questi sono anche i Paesi che, una volta incassati i lauti (e per loro decisivi) dividendi della partecipazione all’Europa, non hanno fatto altro che creare problemi. Kaczinsky, poi, è il grande patron dello scudo stellare Usa, che sarà piazzato nella sua Polonia e nella Repubblica Ceca, oltre che essere uno dei pochissimi politici europei contrari a quel Trattato di Lisbona ch’è stato approvato persino dal suo Parlamento.
      Romano Prodi è stato un ottimo presidente della Commissione Europea. Ma sul rapido e massiccio allargamento dell’Unione, di cui fu forte e convincente animatore, si sbagliava. Questi Paesi non erano e non sono pronti per un ideale così ampio e moderno.

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