Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Caro Grillo, se una canoista non sta bene al Governo, che ci fa un comico in politica? Ha fatto più la Idem come atleta di te come attore...
Nei giorni scorsi abbiamo assistito a una certa mobilitazione, come sempre ben sfruttata dai radicali dal punto di vista mediatico, a favore delle rivendicazioni deli uiguri e contro l’oppressione che la Cina esercita nei loro confronti. Nessun radicale, nessuno dei destrorsi chic che di solito con loro simpatizzano, nessuno della sinistra libertaria e antagonista, che abbia detto “beh” a favore degli osseti attaccati dalla Georgia. Perché? E perché tibetani, ceceni e kosovari sì e gli abkhazi no?
Non ho dubbi sulla sincerità dell’impegno dei radicali. Ne ho molti, invece, sull’abitudine tutta italiana di scegliere le cause altrui in maniera erratica, senza un principio che valga per tutte, alla fin fine vagando tra le cause che di volta in volta sembrano, chissà perché, più urgenti o anche solo più glamour. Sarà opportuno ricordare qualche dato della crisi dell’Ossetia del Sud, per capire bene ciò che sta avvenendo e se valga o no la pena di mobilitarsi, e per chi.
L’Ossetia del Sud è un’enclave russofona della Georgia. Si formò a causa della politica di Stalin, che prima varò la russificazione forzata delle regioni periferiche dell’impero sovietico, dall’Ucraina ai Baltici al Caucaso, e poi si mise a pasticciare con i confini, spostandoli in qua e in là più di una volta. Un patchwork assurdo dal punto di vista politico, etnico e religioso, che ha retto finché ha retto l’Urss. Poi è scattato una specie di “liberi tutti”. Mentre la Georgia si batteva con l’Urss di Michail Gorbaciov per tornare a essere uno Stato indipendente, gli Osseti si battevano con la Georgia per tornare a far parte dell’Urss. E l’allora presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia varò nei loro confronti una politica repressiva e poco meno che razzista. Gorbaciov inviò le sue truppe a difendere gli osseti. La prima guerra (1991-1992) scoppiò così.
Quindi: chi lo dice che gli uiguri hanno diritto a decidere il proprio destino e gli osseti no? E perché i georgiani avevano diritto a non voler essere più cittadini dell’Urss e gli osseti, invece, non avevano quello di continuare a esserlo? Dal 1992 a oggi la questione è stata lasciata a marcire sia dai Governi russi sia dai Governi georgiani, che hanno cercato di sfruttare la piaga aperta per i propri scopi. E poi ci si sono messi pure gli Stati Uniti, che credevano di aver trovato in Mikhail Saakashvili un eroe della democrazia e si sono trovati legati mani e piedi a un piccolo boss corrotto e avventurista. Ma tutto questo non ha nulla a che fare con la domanda fatta all’inizio: perché gli uiguri sì e gli osseti (o gli abkhazi, che hanno una storia quasi identica) no?
La mia sensazione, per quanto riguarda i radicali, è che scelgano le cause per contrasto. Sia la Cina sia la Russia, in modi e in misure diverse, sono Paesi che hanno scarso rispetto per la democrazia, e ai radicali non piacciono. Ma difendere gli uiguri, la cui lotta è pure inquinata dai terroristi di Al Qaeda, va contro la Cina, quindi è cosa santa. Difendere gli osseti andrebbe in qualche modo incontro agli interessi e alle pretese della Russia di Vladimir Putin, quindi ci si astiene. Alla faccia dei popoli oppressi.
fabio cangiotti
11 August 2008 at 21:19
A volte penso che i radicali se non ci fossero bisognerebbe inventarli, perchè qualcuno che rompa le uova nel paniere ci vuole. Però è anche vero che Pannella & C sono circondati un po’ troppo da una aura di sacralità che loro stessi contribuiscono ad alimentare mitizzando mediaticamente le loro “eroiche” iniziative. In realtà non sono poche le contraddizioni anche clamorose in cui navigano, anche a motivo del continuo e tumultuoso proliferare delle iniziative che prendono (riflesso mi pare della torrenziale personalità del carismatico Marco). Di solito non mi dispiacciono le loro posizioni in politica estera, al contrario di quelle “etiche”(faccio per dire, ormai non c’è argomentazione valoriale da loro sostenuta in cui non aleggi un’aura di morte; al proposito credo che G.Ferrara abbia ragione a sostenere che da molto tempo essi non pensano). Le realtà dei conflitti sono molto complesse (come giustamente racconta Scaglione) di solito i radicali tendono a semplificarle con posizioni totalmente a favore della libera autodeterminazione dei popoli. Perciò mi pare giusto rilevare la loro incoerenza, se a quanto pare non si mobilitano per gli osseti, come hanno fatto per gli uiguri. Devo però rilevare, per onestà critica, che quando si trattò della Cecenia, i radicali di sicuro non si astennero dall’attaccare duramente la Russia di Putin, denunciando l’assassinio del politico ceceno moderato Mashkadov, unico leader credibile di quel popolo sfortunato. Sbaglio?
Cordialità
Fabio Cangiotti
Fulvio Scaglione
12 August 2008 at 15:45
Caro Fabio,
sui radicali la penso come te: un rompiscatole di mestiere nella politica ci vuole. Me la sono presa con loro solo perché in questo caso esemplificano alla perfezione quel “doppio standard” (vedi l’ultimo pezzo che ho messo oggi nel blog) che anima tutta la politica (soprattutto estera) dell’Italia. In poche parole: un poliziotto cinese assassinato vale quanto un poliziotto iracheno sì o no? Una bomba degli uiguri finanziata da Al Qaeda è una porcheria come una bomba dei talebani finanziata dalla stessa Al Qaeda? Il diritto all’autodeterminazione vale per tutti i popoli o solo per qualcuno? Non voglio fare il massimalista ma, al contrario, andare sul pratico: se vai con questi principi a trattare con la Cina o con la Russia prendi solo dei calci nel didietro. Sulla Cecenia, invece, nessun dubbio: meritoria la campagna dei radicali.
Ciao, a presto
Fulvio