Mi spiace ma la stampa italiana si sta perdendo una delle storie più curiose e interessanti di questi anni. Facciamo un passo indietro, fino al 1 dicembre 2006. C’era ancora Jacques Chirac all’Eliseo, la presidenza Bush era relativamente florida alla Casa Bianca, i due Paesi si detestavano cordialmente e le scemenze tipo “gli americani vengono da Marte e gli europei da Venere” non erano ancora del tutto riconosciute per ciò che erano: scemenze. In quella data venne annunciato ufficialmente quello che sembrava una degli affari più grossi e rivoluzionari della nostra epoca: la fusione tra il colosso francese dell’informatica e delle comunicazioni Alcatel e la consorella americana Lucent.
Qualcuno ebbe dei dubbi sulla pretesa “fusione”. Matt Krantz, analista finanziario di Usa Today, fece notare che gli azionisti Lucent ricevevano per ognuna delle loro azioni solo 0,1952 azioni Alcatel: quando tutti gli scambi fossero terminati, insomma, gli azionisti Lucent avrebbero controllato solo il 40% delle azioni della nuova compagnia, mentre gli azionisti Alcatel il 60%. Insomma, di fatto era Alcatel che acquisiva Lucent, anche se le cose erano rese più complesse, almeno nel giudizio dei semplici, dal fatto che Patricia Russo, amministratore delegato di Lucent, avrebbe assunto la stessa carica anche nella nuova società, chiamata Alcatel-Lucent (col trattino), mentre Serge Tchuruk, presidente di Alcatel, avrebbe fatto lo stesso.
Riconciliazione franco-americana in nome dei buoni affari? Un gigante da 77 mila dipendenti in 130 Paesi concepito per fare da ponte tra Europa e Usa? Forse, in teoria. Ma nella pratica… Il quartier generale di Alcatel-Lucent fu stabilito a Parigi. Ma la grintosissima Pat Russo, fin lì considerata una specie di donna prodigio del business fece subito sapere che non aveva alcuna intenzione di imparare il francese. Sembra una sciocchezza? Sì, appunto, sembra. Ma fu proprio quella bega a dare la stura a una serie di polemiche e di contrasti tra manager francesi e americani che per molti mesi sembrarono la replica esatta di quelli che avevano opposto (e ancora opponevano) Chirac e Bush, Condoleezza Rice e Dominique de Villepin.
Risultato: l’azienda nata dalla fusione è sempre stata in perdita e nel 2007 il valore delle azioni Alcatel-Lucent è sceso del 60%. Martedì scorso i due protagonisti, la Russo e Tchuruk, hanno annunciato di voler lasciare i rispettivi incarichi. Impietoso, il mercato ha così risposto: azioni su del 2,1%. Non m’intendo di business né di finanza e suppongo che ci siano concrete situazioni di mercato dietro una così povera performance. Ma l’idea dello “scontro di civiltà” all’interno di un’azienda è troppo attraente. Anche perché è confermata dagli analisti, che puntano il dito su due sistemi di condurre gli affari troppo diversi per poter convivere e funzionare: quello francese, più morbido ma sapiente nello sfruttare le interazioni con il settore pubblico e con la politico, e quello americano, più duro ma più abile nel tessere alleanze con altri protagonisti del settore privato.
Per cui mi pare che la morale sia questa: forse gli americani vengono da Marte e forse gli europei vengono da Venere. Di sicuro gli uni e gli altri stanno bene a casa propria.
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