Partiamo dalla cronaca. Ieri, nella città indiana di Ahmedabad (Stato del Gujarat), un gruppo di terroristi islamici ha piazzato una serie di bombe nei mercati, uccidendo più di 30 persone. La notizia della strage mi ha fatto venire una certa polemica nata dopo che il 3 luglio ho scritto un pezzo (“Quando l’assassinio di un prete non interessa a nessuno”) sulla morte di padre Prakash, sacerdote salesiano assassinato in Nepal da una squadraccia armata di bombe e pistole. Lamentavo, allora il silenzio dei media italiani e attribuivo la mancata mobilitazione (pensiamo solo a quel che si fece per padre Bossi, rapito nelle Filippine nel giugno 2007) a una ragione assai semplice: padre Prakash era stato ucciso da un gruppo di estremisti hindu, il suo caso non si prestava a organizzare l’ennesima polemica contro l’islam, quindi non interessava a nessuno. Il ragionamento non piacque a tutti, com’è giusto. Un lettore, in particolare, forse convinto di aver trovato l’uovo di Colombo, disse: “Per forza, i musulmani (eufemismo, lui usò un termine assai più razzista e spregiativo, n.d.r) ammazzano molti più cristiani degli hindu”. Io, a mia volta, ho pensato: mamma mia, un altro boy scout cresciuto a pane e Fallaci! Poi, riflettendo, mi sono detto: smettila, perché proprio questo è il punto. Che cosa sa, questo signore che dall’avamposto del suo salotto stila le graduatorie mondiali sull’ammazzamento dei cristiani? La strage islamista di Ahmedabad, tanto per cominciare, è arrivata come risposta (non la prima, peraltro) al massacro di musulmani realizzato dagli hindu nello stesso Gujarat nei primi giorni del marzo 2002: più di 2 mila persone uccise e altre 150 mila costrette ad abbandonare case, moschee e villaggi per sfuggire alla furia degli assassini. Così, prima sorpresa: ci sono posti nel mondo, come la civilissima India (dove la popolazione è così ripartita: hindu 80,5%, musulmani 13,4%, cristiani 2,3%) o appunto il Nepal (hindu 80.6%, buddisti 10.7%, musulmani 4.2%, più poche migliaia di cattolici), dove i musulmani sono una minoranza perseguitata. L’amico di cui sopra dirà: beh, se la sbrighino loro. Il problema è che chi fa la voce grossa la fa con tutti. Da quelle parti gli hindu aggrediscono non solo i musulmani ma anche i cristiani. Il 2007 è stato un anno record nei sessant’anni di vita dell’India come nazione indipendente: oltre 1.000 attacchi armati contro la minoranza cristiana, quasi sempre perpetrati da estremisti hindu che non solo godono di una generale tolleranza a livello di Governo centrale ma che in alcuni Stati sono apertamente sostenuti dai governatori locali. L’annuale rapporto sui diritti umani e sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato degli Usa fin dal 1999 considera i movimenti politici hindu (Vishva Hindu Parishad, BJP, Shiv Sena, Bajrang Dal and RSS) come i principali istigatori della violenza contro i cristiani, le loro chiese, le loro istituzioni. E se non siete ancora convinti, provate a consultare il sito dell’All India Christian Council, nato nel 1989 per coordinare l’informazione sul cristianesimo indiano: nella home page, cliccate su news, poi su christian poi su attacks: troverete pagine e pagine che documentano abusi e violenze di ogni genere. Tra gli altri, anche quelli del Natale 2007 nello Stato di Orissa, dove gli hindu bruciarono circa 1.000 case di cristiani e 75 chiese. Vorrei essere ancor più chiaro: il 2,3% della popolazione dell’India (quanti, appunto, sono i cristiani) corrisponde più o meno a 27 milioni di persone. La comunità cristiana dell’Irak, prima della guerra del 2003 e relativi disastri, contava 500 mila persone. In Israele i cristiani sono circa 120 mila e nei Territori palestinesi 50 mila. In Libano, se formano il 30% della popolazione (cosa di cui molti dubitano) sono circa 1 milione e 2000 mila, in Siria circa 2 milioni. E’ ovvio che tutti i cristiani vanno difesi allo stesso modo, ovunque si trovino. Ma proprio per questo, perché siamo così indifferenti a quanto succede ai numerosissimi cristiani dell’India? Ecco dunque riproposta la domanda già fatta per la morte di padre Prakash: perché siamo così attenti ai problemi di comunità tanto piccole e così distratti nei confronti dei problemi di comunità molto più grandi? Io ci vedo dietro la spinta di un progetto politico. Che può anche essere motivato e legittimo, per carità. Basta non pretendere di coprirlo con il mantello della morale o, peggio ancora, con quello della religione.Per l’All Indian Christian Council: http://indianchristians.in/news/Per il Dipartimento di Stato degli Usa: http://www.state.gov/
ale
8 August 2008 at 20:02
http://www.italian.faithfreedom.org/forum/
no all’Islam
India
24 September 2008 at 17:24
Bell’articolo…complimenti
Fulvio Scaglione
24 September 2008 at 23:02
Caro o cara India,
grazie, qualche complimento tira sempre sù di morale. Ti dirò una cosa: mi fa piacere soprattutto averlo scritto il 27 di luglio, quando della questione hindu non parlavano ancora in molti come adesso.
Resta, se vuoi e se puoi, da queste parti e magari dacci un tuo parere.
Ciao, a presto
Fulvio