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DE PROFUNDIS PER IL VECCHIO DOLLARO

      Sì, insomma, con il titolo mi sono fatto un po’ prendere la mano. Però i segnali di un forte ridimensionamento del potere internazionale del dollaro ci sono tutti, e sono pure abbastanza evidenti. Dmitrij Medvedev, presidente della Russia e soprattutto ex presidente del colosso dell’energia Gazprom, al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo ha duramente attaccatogli Usa, accusandoli di avere ambizioni superiori alle capacità sia politiche sia economiche.

     L’anno scorso, allo stesso Forum, Vladimir Putin aveva lanciato (ma dovrei forse dire “rilanciato”, perché era un vecchio progetto dell’Iran khomeinista) l’idea di una Borsa del petrolio con il greggio quotato non più in dollari ma in euro. Ieri Aleksej Miller, amministratore delegato di Gazprom, ha parlato di una Borsa del gas con i prezzi in rubli. E Boris Gryzlov, presidente della Duma (la Camera bassa del Parlamento russo) ha addirittura accennato a una Borsa dell’acqua, sempre in rubli.
     Sogni di gloria, certo, e poco più. O no? Un anno fa il Kuwait (che non solo è uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo, ma anche l’unico Paese al mondo che abbia il 25% del territorio occupato da basi militari Usa) decise di sganciare la propria valuta (il dinaro) dal dollaro e di agganciarla invece a un paniere di monete. La stessa decisione potrebbe a breve termine essere presa dall’intero Consiglio di Cooperazione del Golfo (creato nel 1981, comprende parte Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Emirati Arabi Uniti), ormai terrorizzato alla prospettiva di andare avanti col cambio fisso del dollaro che vige in pratica da trent’anni.
      Potete ben capire quanta voglia abbiano i Paesi del Golfo, filo-americani come nessun altro nel mondo, di prendere decisioni che possono spiacere a Washington. Con l’indebolimento della moneta Usa, però, si sono trovati e importare inflazione come mai prima. Siamo in media sul 9% (dal 12,8% del Qatar al 5,3% dell’Oman) secondo i dati ufficiali, a circa il doppio secondo le valutazioni ufficiose. Con il contorno di agitazioni sociali inedite e pericolose, come le sommosse dei lavoratori indiani e pakistani, che sono pagati con le monete dei Paesi del Golfo ma sono poi costretti a fare le loro rimesse a casa in valute, come appunto quella indiana, che si stanno invece rafforzando.
       Il dollaro debole, anzi debolissimo, è un’invenzione della Federal Reserve per stimolare i consumi e la domanda interna, oltre che le esportazioni. E’ quella politica valutaria che pochi giorni fa Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat, ha definito “criminale”. Succede, però, che i consumi degli americani non risalgono, che l’industria Usa ha perso altri 49 mila posti di lavoro in maggio, che la crisi di fiducia degli americani è profonda come solo nel 1929 e nel 1972, gli anni della grandi crisi della Borsa e del petrolio. Quindi, alla fin fine: e se avesse ragione Medvedev?

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