Perché festeggiamo? D’accordo, a Dublino 111 Paesi si sono impegnati a firmare, in dicembre a Oslo, un trattato per mettere al bando la produzione e l’uso delle “cluster bombs”, ovvero bombe che rilasciano altre bombe fino a coprire, ognuna, un’area pari a un campo di calcio. Il bando dovrebbe poi entrare in vigore dalla metà del 2009.
Per carità, un ottimo risultato. Ma se nel novero dei Paesi firmatari spicca la presenza della Gran Bretagna, uno dei maggiori produttori mondiali di armi, altrettanto spicca l’assenza di Russia, Usa, Cina, Israele, India e Pakistan, che delle “cluster bombs” sono i maggiori produttori e utilizzatori. Espern Barth Eide, vice ministro della Difesa della Norvegia, il Paese forse più attivo nella campagna contro questi ordigini, si è detto sicuro che la firma del Trattato spingerà anche questi Paesi ad accettare prima o poi il bando. Io, per quel poco che vale, sono sicuro del contrario.
Non solo perché proprio ieri uno dei portavoce del Dipartimento di Stato ha detto che gli Usa continueranno a seguire i negoziati in sede Onu, dove si punta a elaborare un “codice di condotta” per le cluster con l’esplicita esclusione di qualunque forma di bando. Ma anche e soprattutto per un’altra ragione. Studiate bene la lista dei Paesi che non vogliono firmare. Avete notato che cos’hanno in comune? No? Ve lo dico io: dalla Russia agli Usa, dalla Cina a Israele, dall’India al Pakistan, sono tutti Paesi dotati della bomba atomica.
Ora, che se ne fa delle “cluster bombs” uno Stato che può difendersi a colpi di ordigni nucleari? Nulla, è chiaro. E infatti queste bombe non sono armi difensive bensì armi offensive. Servono a impestare il territorio del nemico, a renderlo impraticabile non solo durante ma anche dopo la guerra (come il Sud del Libano o l’Afghanistan), a spaventarne la popolazione, a renderne improduttivi i terreni. Il messaggio dunque è chiaro e inequivocabile: non firmare il Trattato sulle “cluster bombs” significa riservarsi il diritto di attaccare, di condurre una guerra di aggressione.
Teniamolo ben presente. In primo luogo, per giudicare certe promesse politiche. Il buon John McCain, per esempio, candidato repubblicano alla Casa Bianca, che cosa intende davvero quando propone una Lega delle nazioni democratiche e liberali, cioè delle nazioni “buone”? Che cosa farebbero, le nazioni di questa Lega, il giorno in cui si trovassero alle prese con una nazione un po’ meno buona e non dotata di bomba atomica? In secondo luogo, per renderci conto di una precisa realtà. Solo gli sciocchi, ormai, credono al detto “Si vis pacem, para bellum“, cioè “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Se prepari la guerra è perché vuoi la guerra. E prima o poi l’avrai.
Il sito della campagna contro le “cluster bombs” http://www.stopclustermunitions.org/
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