Torniamo al nucleare? Ok, d’accordo, è forse la cosa più ragionevole da fare. In ogni caso: quanto è ragionevole, ormai, che l’Italia respinga questa ipotesi quando ai confini c’è la Francia che trae dai suoi 59 reattori il 76% del proprio fabbisogno energetico? Quando la media europea è comunque del 35%? Quando da qui al 2030 il fabbisogno mondiale di energia potrebbe crescere del 50%?
Il nucleare civile, per quanto sia diventato affidabile e sicuro, è comunque una brutta bestia. Perché potrebbe mancare il combustibile, cioè l’uranio arricchito (in natura lo è allo 0,7%, per una centrale serve il 3,5%). Perché potremmo, soprattutto in un Paese come l’Italia, non sapere dove stoccare le scorie. Ma anche perché dal nucleare civile è piuttosto facile passare a quello militare, con tutti i rischi che questo comporta.
Un assaggio di scenari futuri lo abbiamo avuto di recente, quando Nicolas Sarkozy è stato rimbrottato da Mohammed al Baradei (direttore dell’Agenzia Atomica Internazionale dell’Onu): nell’ansia di promuovere le esportazioni della Francia, infatti, Sarko era andato a proporre centrali nucleari a mezzo Medio Oriente, Libia compresa, senza appunto valutare il rischio della trasformazione del civile in militare.
L’uranio per una bomba dev’essere arricchito al 90% e per farlo servono le famose “centrifughe”, le stesse che servono per arricchirlo anche solo al 3,5%, quelle che l’Iran tenta in ogni modo di procurarsi. L’arricchimento, però, è di fatto il solo procedimento impegnativo della produzione di una bomba: il resto è assemblaggio. Non sarà una bomba molto raffinata ma sarà comunque una bomba atomica.
Questa non è una scoperta dell’ultimo minuto. Il Trattato di non proliferazione nucleare, siglato nel 1968 e oggi sottoscritto da 190 nazioni, chiede ai Paesi di non costruire bombe e in cambio li lascia liberi di incentivare il nucleare civile. Sapendo però che i due settori sono contigui e imponendo così ai Paesi del nucleare solo civile una lunga serie di rigidi controlli.
Resta però il fatto che la Corea del Nord è riuscita ugualmente a procurarsi la bomba, mentre nessuno sa con certezza dire se l’Iran ci stia davvero provando (il 3 marzo scorso Al Baradei assolse Teheran, più di recente l’ha accusata invece di barare) o stia solo facendo la voce grossa. Non è nemmeno detto che avere la bomba significhi avere anche la volontà di usarla. Una cosa sola è sicura: nei prossimi anni, saranno sempre più numerosi i Paesi che vorranno avere centrali nucleari.
Per l’Agenzia per l’energia atomica dell’Onu http://www.iaea.org
Il discorso di Mohammed al Baradei in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace 2005 all’Agenzia per l’energia atomica da lui diretta http://www.geocities.com/seo.iverni/mohamedelbaradei.html
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