Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

MENO OPPIO E PIU’ GRANO MA C’E’ POCO DA RIDERE

      Una buona notizia dentro una cattiva notizia o, al contrario, una cattiva dentro quella buona? Giudicate voi. L’Afghanistan, come si sa, produce circa il 90% di tutto l’oppio del mondo. Le coltivazioni di papavero da oppio generano un “fatturato” pari a metà del Prodotto Nazionale Lordo (Pil) del Paese, alimentano le guerriglie, pagano le armi del terrorismo, finanziano le ambizioni dei signori della guerra e, alla fine della catena, uccidono con droga a basso costo migliaia di tossicodipendenti in Europa e negli Usa (di questo ho già scritto, con i dati, in Droga afghana, vittime italiane postato il 29 marzo 2008) . La novità è questa: la crisi alimentare mondiale, che ha ormai investito 60 Paesi in tutti i continenti, ha fatto impennare il prezzo del grano, rendendo in pochi mesi coltivare i cereali assai più redditizio che coltivare l’oppio.

     Un chilo di grano, che nel 2004 veniva pagato 2 dollari e mezzo, valeva quasi 13 dollari a fine febbraio 2008 e comunque più di 9 a fine aprile. Nello stesso tempo, il papavero da oppio, che nel 2004 valeva 240 dollari al chilo, è sceso a meno di 100 nella primavera del 2008. La differenza decisiva sta nel fatto che coltivare il papavero è più pericoloso (la mafia del narcotraffico da un lato, le truppe afghane e della Nato dall’altro) e la resa minore dal punto di vista quantitativo. Fatto sta che la produzione di oppio, cresciuta senza sosta negli ultimi anni (del 26% tra 2004 e 2005, del 60% tra 2005 e 2006, con una produzione record nel 2007 di più di 6 mila tonnellate), si annuncia per la prima volta in calo, di circa il 30%, tra 2007 e 2008.

      Fin qui la buona notizia. Che s’inquadra, però, nella cornice della crisi alimentare mondiale, quella stessa crisi che ha visto il prezzo del grano crescere del 130% nell’ultimo anno (nello stesso periodo, più 31% per il mais, più 74% per il riso, più 87% per la soia), facendo ripiombare (calcoli della Fao) oltre 100 milioni di persone nella piena povertà, quella definita da un potenziale di spesa di 1 dollaro al giorno. Sempre secondo la Fao (la Food and Agriculture Organization dell’Onu), chi è costretto a vivere con 1 dollaro al giorno (e nella quota di 1-2 dollari è compreso 1 miliardo e mezzo di persone) con simili rincari dei generi alimentari deve rinunciare alla verdura e alla carne e cominciare a saltare i pasti. Bilancio degli ultimi sviluppi: bene per i contadini afghani e i drogati occidentali, male per tutti gli altri.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>